Cricket, amicizia e integrazione: il sogno barese dei 'Friends'

Il progetto, vincitore di Bollenti Spiriti, vede insieme giovani originari di India, Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka e Afghanistan. La squadra è l'unica in Puglia ad essere affiliata alla Federazione. L'obiettivo è iscriversi alla prossima Serie C, ma servono strutture e campo di gioco

Essere uniti per crescere e migliorare: poche parole, per sintetizzare di uno sport, il cricket, dove rispetto e amicizia sono, solitamente alla base   delle regole del gioco. Nessun contatto, ma un confronto di strategia, precisione e lucidità, in una disciplina in cui è fondamentale lo spirito di squadra e l'unione tra i vari giocatori. Lo sanno bene i ragazzi del Friends Cricket Bari, la prima squadra a praticare dalle nostre parti lo storico sport di matrice anglosassone, unica in Puglia affiliata alla Federazione italiana.

Un team composto da ragazzi provenienti da India, Bangladesh, Pakistan, Afghanistan e Sri Lanka, nato dall'idea di due 22enni bengalesi, Sahadat Hossein e Rony Salauddin, da qualche anno di casa a Bari e a Conversano. Il progetto sportivo, innovativo e decisamente inconsueto per la nostra terra calciofila, ha vinto il Bando regionale Bollenti Spiriti 2012: "Abbiamo deciso di parteciparvi - spiega Sahadat Hossein, di professione mediatore culturale - per integrarci, stringere nuove amicizie e far conoscere questa disciplina, qui abbastanza nuova. Nel mondo è il secondo più praticato. La squadra è composta da 35 persone, di diversa nazionalità, dai 18 ai 40 anni, Per noi è fantastico aver unito culture così diverse attraverso lo sport".

Non solo divertimento, ma anche risultati agonistici: il team ha ben figurato nella prima uscita ufficiale a Roma contro una squadra di Palermo. Dieci anni fa, invece, a Punta Perotti, si sono riunite ben 16 squadre amatoriali provenienti da tutta la Puglia, in una vera e propria festa del cricket. I 'Friends' vorrebbero partecipare al campionato di Serie C interregionale, ma servono strutture per allenamenti e partite: "Normalmente - racconta Hossein - ci prepariamo a Parco Perotti o sui campi sportivi vicini allo Stadio della Vittoria, ma abbiamo anche fatto richiesta di un terreno di gioco al Comune. Per allenarci ci basta anche una palestra, ma per partecipare al campionato ci servirebbero uno sponsor e un campo adeguato".

Sarebbe un premio a un gruppo che è esempio di integrazione e fratellanza attraverso lo sport: "Siamo andati nelle scuole - rivela Hossein - a insegnare ai bambini le regole e abbiamo trovato grande entusiasmo. Vivo al quartiere Libertà e non ho mai avuto alcun disagio razziale, facendo parte anche del gruppo di Scout. La barriera principale, per molti, è quella della lingua, che non permette un'integrazione facile. La gente, a volte, poi, pensa che gli stranieri rubino il lavoro agli italiani, quando in realtà non è assolutamente così. Io mi trovo bene e non ho mai avuto problemi qui a Bari".

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