Bruno Cicogna, da ala sinistra a dipendente in pensione: “Il Bari? Un ricordo stupendo”

Intervista al calciatore che vestì la maglia biancorossa nel decennio 58-68. Con 260 partite è il quinto giocatore per numero di presenze

Nel pantheon dei giocatori del Bari riveste un ruolo significativo. Parliamo di Bruno Cicogna, indimenticabile ala sinistra della squadra biancorossa nel decennio 58-68. Con 260 partite è il quinto giocatore per numero di presenze.  Arrivato da Venezia destò qualche perplessità per via della sua bassa statura, ma i dubbi scomparvero quando lo si vide in campo. Dribbling secchi, grande corsa, tecnica sopraffina: un vero e proprio talento che i tifosi del Bari non hanno mai dimenticato. Chi ha giocato con lui lo ricorda serio, disciplinato e sempre disponibile. Attorno al suo braccio fu stretta anche la fascia di capitano. Oggi quell’ala  sinistra che ha giocato con altre icone del calcio barese (tra cui Biagio Catalano, Paolo Erba e Lucio Mujesan) ha 76 anni e vive a Venezia. Qui è ritornato con la sua famiglia. Ha allenato alcune squadre giovanili, ma la sua vita non è stata sublimata con il prosieguo della carriera calcistica come lui stesso ci racconta in questa breve intervista.
 
Signor Cicogna con la maglia biancorossa ha segnato 34 gol. Nella sua carriera che ruolo riveste Bari?
"Si tratta del periodo più bello della mia vita da calciatore. Ho ricordi stupendi della città, della squadra e dello stadio. Quando parlo di Bari mi emoziono sempre".

Dopo Bari è andato al Pescara, ultima tappa prima di chiudere la carriera. Oggi cosa fa?
"Dopo la carriera da calciatore ho allenato alcune squadre giovanili, soprattutto ragazzi. Ho lavorato come dipendente in un’autorimessa comunale e poi sono andato in pensione. Sa, le gambe non vanno più come una volta…"

I suoi assist hanno lanciato al gol Lucio Mujesan, Biagio Catalano, Paolo Erba e tanti altri. Con chi si trovava meglio? Che ricordi ha di loro e di quel periodo?
"Biagio era un talento puro, aveva classe da vendere. Posso dire che Lucio Mujesan le cose migliori le ha fatte con me, ci trovavamo molto bene in campo. Ma mi piacerebbe anche ricordare Luigi  De Robertis con cui andavamo molto d’accordo. Nel Bari dei primi anni 60 c’erano giocatori di qualità".

Il suo numero maggiore di reti lo ha siglato nella stagione 61-62 con Federico Alassio in panchina. Come allenatori ha conosciuto Francesco Capocasale, Onofrio Fusco, Tommaso Maestrelli, Paolo Tabanelli. Con chi si trovò più in sintonia?
"E’ passato molto tempo. Mi piacerebbe ricordare Tommaso Maestrelli, un signore del calcio: voleva bene ai giocatori, li rispettava e cercava di trovare le soluzioni tattiche migliori. Ma anche di Capocasale ho un ricordo bellissimo…"

A proposito nel 1961, con Capocasale in panchina, riusciste ad espugnare il Milan a San Siro con il risultato di 1-3…
"Chi se la dimentica quella partita. Io realizzai il primo gol. Mario Mazzoni fece un lancio da centrocampo, io mi inserii sulla fascia e al volo conclusi in porta: che emozione. Ma non finì qui..."

Perché?
"Il portiere Magnanini si fece male durante il secondo tempo. Al suo posto andò tra i pali Virgili che aveva segnato il gol del 2-0. Il Milan recuperò con un'autorete di Seghedoni, ma poi Biagio Catalano fece un gol dei suoi e riuscimmo a vincere".

Che rapporto ha avuto con i tifosi?
"Stupendo. Di Bari città non conosco molto, perché dopo gli allenamenti tornavo a casa. Ma il 'Della Vittoria' era uno stadio stupendo. I tifosi erano incredibili, ci sostenevano sempre dal primo all’ultimo minuto. Poi venivano agli allenamenti per spronarci".  

Lei è passato alla storia per i suoi gol da calcio d’angolo…
"Se la memoria non mi tradisce ne ho segnati ben quattro. Spiazzavo tutti, compreso i miei compagni".

Segue oggi il Bari?
"Certo. Senza penalizzazioni poteva ambire ai play-off. Speriamo per l’anno venturo".

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