Trofeo Tim: spettacolo modesto e organizzazione da rivedere

Il triangolare estivo con Juventus, Milan e Inter, vinto dai nerazzurri, porta in scena uno spettacolo modesto. Da dimenticare anche l'organizzazione dell'evento, lontanissima da quanto fatto la scorsa settimana per Italia-Spagna

Bari, dopo l'avvento di Italia-Spagna e del trofeo Tim, sveste i panni della capitale del calcio. Se, però, l'idea di calcio, modernità e organizzazione data dalla nostra città in occasione del match della settimana scorsa fra gli azzurri e le Furie rosse era stata pressochè perfetta, non altrettanto si può dire del trofeo Tim di ieri. Anzi...

Dal punto di vista sportivo, lo spettacolo è stato decisamente altalenante: a sprazzi di bel gioco come, ad esempio, il gol di Vucinic in Inter-Juventus, quello di Cassano in Milan-Juve e la rete decisiva di Milito nel mini-derby, ci sono stati larghi tratti di gara tutt'altro che esaltanti. Dimostrazione ne è il fatto che, in occasione delle ultime due mini-gare, gran parte dell'attenzione del pubblico è stata rivolta alla 'ola' che per vari minuti è stata eseguita sugli spalti, senza nessuna cura per ciò che accadeva sul manto verde del San Nicola. Per la cronaca, il trofeo è stato vinto dall'Inter che ha battuto prima la Juventus per 7-6 ai calci di rigore (1-1 i tempi regolamentari) e poi i cugini del Milan grazie ad una zampata di Milito che ha vanificato il successo in rimonta dei bianconeri (2-1) contro i rossoneri.

Detto dell'aspetto sportivo, il vero tasto dolente della serata è stata l'organizzazione. Era lecito aspettarsi che con l'arrivo recente di Italia e Spagna i metodi di gestione e rapporto con pubblico e stampa fossero stati ben assimilati. La due giorni del match in questione, infatti, aveva rasentato la perfezione: tornelli perfettamente funzionanti, stampa messa in condizione di lavorare nel migliore dei modi sotto ogni aspetto e pubblico (presumibilmente) entrato solo se in possesso di biglietto. Questo, invece, anzichè servire da 'guida' per l'evento di ieri, è stato utile solo a mettere ancor più in evidenza la difformità di organizzazione fra le due manifestazioni, a cominciare dal parcheggio. A differenza di una decina di giorni fa, lasciare l'auto è stata un'impresa, oltretutto a pagamento per alcuni rappresentanti della stampa, con la conseguente difficoltà a raggiungere l'ingresso annesso con computer e strumenti del mestiere. Stesso discorso per l'assestamento in sala stampa: se in Italia-Spagna le tribune in questione erano affollate solo di gente che effettivamente era lì per lavoro, ieri una buona metà della porzione di spalti in questione era occupata da gente comune e tifosi senza alcun 'obbligo lavorativo'. Senza aggiungere, inoltre, la protesta veemente di chi, entrato con un regolare biglietto, è stato costretto a seguire la partita in piedi perchè ha trovato il proprio posto occupato, a dimostrazione di come (presumibilmente) tutti gli ingressi non fossero proprio così regolamentati. Dulcis in fundo, la mixed zone: in occasione di Italia-Spagna era stato un piacere per la stampa tutta vedere passare tutti gli atleti davanti ad una zona dedicata lunga svariati metri e, magari, riuscire a strappare qualche dichiarazione inaspettata dagli atleti di buon cuore che si fermavano davanti ai microfoni. Ieri, invece, mixed zone piazzata dalla parte opposta rispetto ai pullman delle squadre, con evidente conseguenza che gli atleti uscivano imboccando direttamente la via opposta senza alcuna possibilità di intercettarli o quasi. Con i colleghi ammassati in qualche metro quadro a caccia delle dichiarazioni dei tre allenatori, unici rappresentanti manifestatisi in mixed zone, la stampa sembrava un osservato speciale da tenere a bada con transenne poste in ogni dove. E guai a fare fotografie: venivi scambiato per il semplice turista di turno finito lì per caso nonostante (forse qualcuno non ne è al corrente) le foto servano anche ai giornalisti nel loro lavoro. E pensare che qualche settimana fa senza barricate, caos e ammassamenti vari ci erano sfilati davanti piacevolmente e senza alcun problema di sorta Piquè, Iniesta, Casillas, Torres, Villa, Thiago Alcantara e tanti altri che, con tutto il rispetto, non si chiamano Libertazzi, Faraoni o Comi.

La differenza è evidente: la nostra città dal punto di vista calcistico e organizzativo non è da serie A, e non solo per la categoria di militanza...

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