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Spari in ospedale, colpi di pistola contro un innocente scambiato per l'autore di un omicidio: due arresti (metodo mafioso)

In carcere sono finiti Mario Dambrosio, 49enne di Altamura, e Alfredo Sibilla, 34enne di Bari, che nel 2014 avrebbero sparato a Pietro Bigi all'esterno dell'ospedale di Altamura

 

Sono finiti agli arresti ad Avellino e Voghera, Mario Dambrosio, 49enne di Altamura, e Alfredo Sibilla, 34enne di Bari, ritenuti tra i responsabili del tentato omicidio di Pietro Bigi. Il 50enne di Altamura fu sparato per errore il 24 settembre del 2014, scambiato per il vero bersaglio dell'agguato all'ospedale Perinei di Altamura: Giovanni Loiudice.

Sono stati i carabinieri del Comando provinciale di Bari a eseguire le due ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse del gip del Tribunale barese, su richiesta della competente Procura della Repubblica – DDA, adottato in base agli elementi raccolti in seguito all’indagine conclusa nel novembre del 2019 dal Nucleo Investigativo di Bari e svolta attraverso articolate e complesse attività tecniche e dinamiche corroborate dalle dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia.

Le indagini

Le indagini hanno accertato che Dambrosio Mario - già condannato in appello quale partecipe del clan mafioso 'Dambrosio' di Altamura e mandante della c.d. “bomba al Circolo Green” di quel centro, fatto avvenuto nel marzo 2015, a seguito del quale perse la vita innocentemente il giovane calciatore altamurano Martimucci Domenico - per vendicare l’omicidio del fratello Dambrosio Bartolomeo - avvenuto il 6.9.2010 per mano di Loiudice Michele, figlio di Loiudice Giovanni detto “Giannino” pregiudicato locale – aveva incaricato Sibilla Alfredo detto “il brillante” - soggetto contiguo al clan Di Cosola di Bari - di uccidere – assieme ad un complice allo stato non ancora identificato - il Loiudice Giovanni. L’agguato si doveva concretizzare nella mattina del 24 settembre 2014 presso l’Ospedale Perinei di Altamura ove il Dambrosio Mario aveva avuto notizia di una visita diagnostica cui il Loiudice Giovanni avrebbe dovuto sottoporsi.

I killer - armati con una pistola calibro 45 e in possesso di una effige fotografica della vittima designata - la individuarono erroneamente in un uomo che usciva dal nosocomio, scambiandolo per Loiudice Giovanni ed esplosero contro di lui tre colpi di pistola che lo attinsero al torace e al braccio.
Si trattò di un tragico scambio di persona in quanto l’uomo ferito era l’innocente Bigi Pietro, carpentiere incensurato di Altamura, il quale si trovava in ospedale per accertamenti diagnostici legati ad un incidente sul lavoro e che, a seguito delle lesioni riportate non è stato più in grado di svolgere la sua attività lavorativa.
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha riconosciuto, per il fatto, la sussistenza dell’aggravante del c.d. ‘metodo mafioso’, in quanto le circostanze dell’azione delittuosa sono state quelle tipiche delle condotte poste in essere dal un sodalizio mafioso atteso che l’agguato è stato compiuto in pieno giorno, in un luogo densamente frequentato, a volto scoperto e con esplosione di più colpi d’arma da fuoco.

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