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Ospedale Covid, le dieci aziende affittuarie in Fiera: "Stiamo subendo danni enormi ma nessuno ci dà risposte"

Dal Planetario al Birrificio Bari, il comitato delle attività private della campionaria chiede un intervento sia alle istituzioni che all'Ente: "Qui abbiamo investito migliaia di euro ma ci avete abbandonati"

Non solo polemiche su costi, opportunità logistiche e blocco delle attività. L’ospedale Covid all’interno della Fiera del Levante rischia di danneggiare una decina di attività private che operano all’interno del quartiere fieristico, riunitesi in un comitato spontaneo. Denunciano scarsa, se non inesistente, attenzione nei loro confronti, perdite e nessuno sconto sui fitti dei locali versati all’Ente Fiera. Eppure alcune di queste aziende erano state incentivate a investire all’interno della struttura, attorno a un progetto di diversificazione e rilancio. Tra loro si contano il coworking ImpactHub, la scuola di cinema Amarcord, il Birrificio Bari e il Planetario. “Da quando esiste il nuovo consiglio di amministrazione – racconta Domenico Loiacono, tra i gestori del birrificio nato nel 2016 - non siamo riusciti a interloquire con nessuno e nessuno si è confrontato con noi per la scelta di collocare lì l’ospedale. Eppure abbiamo mandato anche diverse email di posta certificata per chiedere un confronto con risposte uguali a zero. Lì abbiamo tutti investito migliaia di euro che rischiano di andare in fumo”.

I locali sono stati dati, infatti, con contratti ventennali, con costi di 90 euro al metro quadrato all'anno. Il solo birrificio, che conta sei dipendenti e vede tutte le sue attività ridotte al minimo se non bloccate per la pandemia, deve affrontare una spesa di 4.500 euro mensili. “Ci domandiamo – spiegano -  se sono garantiti mensilmente 111 mila euro dall’atto di requisizione della prefettura per l’ospedale perché non sono considerate anche le nostre aziende per il ristoro dei danni? Per alcuni di noi è impensabile riaprire al pubblico quando sarà possibile con un ospedale a due passi, la gente percepisce un rischio e non si azzarda, così come alcuni di noi stanno perdendo clienti. Decaro in qualità di sindaco di Bari e della città metropolitana ha un potere decisionale forte all’interno del Cda, eppure formalmente non c’ha ancora dato alcun riscontro. Come presidente Anci, poi, è promotore delle iniziative sulle riduzioni degli affitti causa pandemia, ma in una struttura controllata in parte da lui questi sconti non sono attuati. Tanto meno ciò che abbiamo chiesto: la cessione del credito d’imposta all’Ente”.

Ma quello economico non è l’unico aspetto denunciato dal comitato che sottolinea come la scarsa manutenzione degli edifici e dell’intera struttura della Fiera si ripercuota sulle proprie attività. “Ci sentiamo totalmente abbandonati – aggiungono – e non capiamo dall’Ente quali siano i margini di miglioramento dell’area, che progetti ci siano. È stata annullata ogni forma di comunicazione con noi aziende private, tanto che lo scorso anno abbiamo affrontato l’edizione della campionaria senza neanche la condivisione del protocollo anti Covid, nonostante l’avessimo richiesto. Chi ci dà la sicurezza delle distanze di possibili positivi o di medici al lavoro? A ciò si aggiungono edifici decadenti, alcuni dei quali a rischio, addirittura transennati. Eppure – concludono – la Fiera siamo anche noi”.

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