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Le donne pugliesi più istruite ma meno occupate: un'Agenda di genere per ridurre il divario nel lavoro

Il documento è stato approvato dalla Giunta regionale pugliese e si propone come punto di riferimento per accorciare il distacco tra le donne e gli uomini nel mondo occupazionale

La Giunta regionale della Puglia ha approvato la prima bozza dell'Agenda di Genere per combattere il divario tra i cittadini e in particolare tra donne e uomini, nel mondo del lavoro attraverso strategie e proposte. Ridurre 'gender gap', spiega la Regione, attraverso un accurato lavoro di analisi dei documenti e degli atti di indirizzo e programmazione. L’Agenda propone un approccio trasversale a tutte le politiche, individuando aree di intervento e obiettivi prioritari condivisi con la Giunta Regionale nell’incontro dell’8 marzo 2021 e oggetto di successivi approfondimenti nel corso di incontri tematici con assessorati e strutture regionali.

Molti gli elementi individuati nel corso della ricerca, a cominciare dal’istruzione formale, la quale è donna. Intrapresa nelle scuole e nelle università, l’incidenza femminile di donne diplomate o laureate è maggiore di quella maschile in tutto il periodo di osservazione. Se si scende a livello delle competenze, il pilastro principale delle competenze femminili è quello alfabetico mentre si registra un ritardo rispetto a quelle numeriche e digitali. Connotazione di genere finile anche sulla partecipazione culturale e alla formazione continua. I maschi pugliesi escono più precocemente dal sistema di istruzione e formazione ma per quanto riguarda l'abbandono della ricerca del lavoro le donne pugliesi sono prevalenti.

Per quanto riguarda il divario nell'impiego, la Puglia ha valori peggiori rispetto alla media nazionale e leggermente migliori rispetto al Sud. Il tasso di occupazione è decisamente maschile, con un divario che raggiunge
quasi 30 punti percentuali nel 2019. In questo stesso anno, il tasso femminile di occupazione dista più di 18 punti percentuali da quello femminile nazionale, seguendo l’andamento temporale del tasso del Mezzogiorno. La bassa retribuzione è decisamente connotata come fenomeno di genere femminile. Nell’ultimo anno, le donne che percepiscono una bassa paga sono 8,3 punti percentuali in più rispetto ai maschi e 10,6 punti percentuali in più rispetto alle donne italiane nelle stesse condizioni di bassa retribuzione. Non va meglio il confronto con le donne del Mezzogiorno, posizionate in modo più soddisfacente rispetto alle pugliesi.

Il dossier, inoltre,  rileva più infortuni mortali e più inabilità permanente per i maschi come conseguenza della netta prevalenza di occupazione maschile. L’andamento temporale del fenomeno pugliese di discosta in modo rilevante da quello del Mezzogiorno, avvicinandosi all’evoluzione nazionale. Nel tempo, quando svolgono un lavoro, le donne pugliesi sono più soddisfatte degli uomini. Negli ultimi due anni lo sono quanto le donne italiane e sempre di più di quelle del Mezzogiorno. Infine, il fenomeno del part time involontario, subito perché non si è trovato uno a tempo pieno, è decisamente femminile. Nel 2019, la distanza con i maschi è di 15,3 punti percentuali e dal part time subito dalle donne italiane è di 3,2 punti percentuali. In ciò stanno peggio solo le donne del Mezzogiorno.

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