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Assistenza oncologica in Puglia "al primo posto nel Sud Italia". La ricerca: tasso più basso di mobilità nel Meridione

Il rapporto Svimez e Ropi: Puglia cresciuta come numero di interventi di chirurgia oncologiche. E' una delle tre regioni del Sud che copre tutte le 17 patologie considerate

“I recenti dati diffusi da Svimez e Ropi sull’assistenza e la cura oncologica in Italia, rendono giustizia dei progressi effettuati dalla Puglia. In un quadro nazionale caratterizzato da una ormai storica frattura con il Nord, la nostra regione, dati alla mano, è tuttavia la più virtuosa nel Mezzogiorno". È quanto afferma il direttore della Rete Oncologica Pugliese Giammarco Surico, commentando i dati contenuti nel rapporto “Un Paese due cure” presentato a Roma a cura di Svimez e Save the Children, e nel quadro aggiornato sulla chirurgia oncologica presentato dal Ropi (Rete Oncologica Pazienti Italia) al ministero della Salute.

"Sono migliorati i dati sulla mobilità passiva oncologica - spiega Surico - , ovvero quei pazienti che emigrano negli ospedali del Nord per farsi curare: la Puglia registra il 13,9%, tasso più basso al Sud, e ben distante dal 41% di Campania e Calabria. Anche per la prevenzione la Puglia risulta tra le più efficienti al Sud: il 64,5% delle donne tra i 50 e 69 anni hanno eseguito lo screening per il tumore alla mammella. In Campania e in Calabria, sono meno della metà. In questo ambito la Puglia ha anche aumentato la capacità di attrazione: ad esempio, vengono in Puglia il 40% delle donne lucane colpite da questa patologia che hanno deciso di curarsi fuori regione”. 

“Solo pochi mesi fa – aggiunge Surico - l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, aveva riconosciuto i nostri miglioramenti: nel 2018 i ricoveri oncologici registrati fuori Puglia erano 9.440, nel 2022 invece sono scesi a 7.777, con una diminuzione del 17,61%. La Puglia è cresciuta come numero di interventi di chirurgia oncologiche, ed è una delle tre regioni del Sud che copre tutte le 17 patologie considerate. Per il tumore del colon, ad esempio, fra i primi 10 ospedali per numero di interventi ci sono Policlinico di Bari e “Panico” di Tricase. Per il tumore della prostata, nei primi dieci c’è il “Miulli”. L’Istituto Tumori di Bari ha ottenuto la certificazione dei percorsi di cura dall’organizzazione Europea degli Istituti Oncologici in numerose patologie. Stiamo raccogliendo i risultati dell’organizzazione in rete che si è data la Puglia dal 2019. C’è ancora tanto da fare, ma i dati confermano che siamo sulla strada giusta, con i Coro, i centri di orientamento oncologico funzionanti e con i percorsi assistenziali di completa presa in carico del paziente”. 

 “Il rapporto Svimez – dichiara Alessandro Delle Donne, direttore generale dell’Istituto tumori “Giovanni Paolo II” di Bari e presidente dell’unità di coordinamento oncologico regionale (Ucoor) –, fa una fotografia sullo stato dell’arte, ma bisogna tenere conto da dove siamo partiti. In ambito oncologico abbiamo recuperando reputazione e credibilità. I numeri vedono un recupero della mobilità passiva, raccontano di una sanità pugliese più in salute e più attenta a qualificare l’offerta assistenziale. Anzi, abbiamo anche registrato mobilità attiva verso l’Istituto Tumori, con pazienti che arrivano da fuori regione. Se nel 2019 le prestazioni ambulatoriali dell'oncologico barese erano 729mila, siamo passati a 1 milione e 27mila nel 2023, con un aumento del 40% rispetto al periodo pre-pandemico. La produzione complessiva è passata da 33 milioni del 2018 a 40 milioni e mezzo del 2023, con numeri importanti per Ginecologia oncologica (+49%), Ematologia (+31,5%) e Chirurgia toracica (+14,8%)”.

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