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Gli infermieri pugliesi tra pandemia e futuro: "Più posti per la formazione e in reparto. Importante attivare una figura per l'assistenza domiciliare"

Nella Giornata internazionale dedicata agli operatori sanitari, il presidente dell'Ordine di Bari, Saverio Andreula, fa il punto su prospettive future ed esigenze della professione

“È un giorno per ricordare che non sono eroi, che tutti i giorni si mettono a disposizione con impegno di chi ha bisogno. Per celebrare un ruolo fondamentale per il nostro sistema di cura”. Saverio Andreula cerca di riassumere lo spirito col quale gli infermieri affrontano la giornata internazionale a loro dedicata. Lo fa da presidente dell’Ordine professionale, che prova a tracciare un quadro della situazione.

“Durante la pandemia – racconta - l’infermiere ha avuto una buona visibilità che forse ha aiutato i cittadini a riconoscerne ruolo e funzioni, ma c’è ancora tanto da fare per utilizzare al meglio la loro professionalità, indispensabile. In questo giorno vogliamo anche ricordare come si diventa infermieri, con un corso di laurea di tre anni, duro, impegnativo. E come ci si specializzi con altri due”. Proprio sul numero di accessi alle Università, Andreula sottolinea come le istituzioni si siano rese conto della necessità di aumentare il numero annuale, che in quelle pugliesi è di circa 600.

“La pandemia ha fatto emergere proprio questo, la mancanza di personale oltre che di strutture. In Puglia accedono circa 600, ma il fabbisogno potrebbe arrivare fino a 2 mila. Di sicuro ci sarà un incremento fin dal prossimo anno accademico del numero chiuso, ma non sappiamo ancora di quanto di preciso, perché attivare nuovi posti con i relativi accreditamenti non è semplice”. Le Asl nel frattempo hanno assunto con contratti fino a 36 mesi infermieri per far fronte all’emergenza, svuotando le Rsa che sono diventate più vulnerabili. Ma poi che fine faranno queste figure?

“È la domanda che ci poniamo e poniamo anche noi. Intanto in Puglia entro luglio si terranno le prove orali dell’ultima fase del concorso che doveva tenersi già lo scorso anno ma che per la pandemia, errore grave, è stato rimandato a gennaio, in condizioni ancor più critiche. Comunque tra settembre e ottobre i nuovi firmeranno, presumo, i contratti a tempo indeterminato”. Ma c’è un’altra figura su cui punta l’Ordine professionale, quella dell’infermiere di famiglia.

“Con la Regione – spiega ancora Andreula – ne abbiamo parlato in due incontri, ma siamo ancora indietro rispetto ad altri. È una figura importante da attivare quella dell’infermiere di comunità, funziona come il medico di medicina generale e diventa punto di riferimento soprattutto per i pazienti con malattie croniche, perché potrà andare a domicilio a prestare le cure quotidiane, con un risparmio enorme di risorse limitando gli accessi ai pronto soccorso. L’auspicio è che si attivi il prima possibile, come i  modelli e le linee guida per l’utilizza nelle varie aree degli infermieri, in modo da unificare le mansioni in ogni Asl, senza le differenze attuali”.

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