Domenica, 19 Settembre 2021
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Colmata Marisabella, i cittadini tornano a contestare l'opera. Sit-in davanti al porto: "Un obbrobrio"

Il Comitato Fronte del porto ha manifestato contro il progetto di cementificazione del bacino nell’area portuale in occasione dell’avvio del laboratorio Ti porto a Bari, appuntamento di BiArch

Il Comitato cittadino Fronte del porto torna a manifestare il suo dissenso contro il progetto di cantierizzazione e cementificazione del bacino Marisabella nell’area portuale di Bari. Lo fa con un sit-in accompagnato da un volantinaggio all’ingresso dogana dello scalo in occasione dell’avvio del laboratorio Ti porto a Bari organizzato all’interno del Festival BiArch. È descritto come un  “laboratorio sperimentale, progettuale ed esperienziale che, prendendo come riferimento il tema “margine, confine, frontiera” fra porto e città, indaga le potenzialità e criticità di una relazione in continua evoluzione”. Un appuntamento promosso dall’Autorità Portuale, dall’Ance, con l’organizzazione della Fondazione Dioguardi e curatore Legambiente Puglia.

“Abbiamo parlato con giovani architetti e ingegneri – spiega davanti ai cancelli del porto Matteo Magnisi, portavoce del Comitato – che partecipano al laboratorio. Molti non conoscevano la questione e si sono detti interessati a un ulteriore appuntamento. Vogliono colmare con la cancellazione di 300 mila metri quadrati di mare, pari ad un’area corrispondente a 42 campi di calcio, dopo la prima colmata realizzata alla fine degli anni 90 oggi adibita impropriamente a parcheggio Tir, in un’area a bassissimi fondali, dragabili esclusivamente con l’utilizzo degli esplosivi e a elevato rischio idrogeologico, ampiamente certificato da studiosi ed esperti per i futuri incalcolabili danni al quartiere liberta e all’intera a città di Bari per la confluenza di importanti falde sotterranee provenienti dall’entroterra murgiano”.

Il Comitato denuncia episodi passati con la falda emersa in scantinati e sottoscala del rione Libertà, quello corrispondente in linea d’aria con lo spicchio del porto che avrebbero visto acqua emergere dal terreno sottostante. “È come se si fosse creato un tappo – incalza Magnisi – e ora si rischia che questo aumenti ancora e peggiori la situazione”. Un’opera, secondo la denuncia, non riscontrabile per le sue dimensioni, pericolosità ambientale e caratteristiche, in nessuna parte del pianeta terra, appaltata dal Provveditorato regionale alle Opere Pubbliche e aggiudicata al massimo ribasso (27 per cento) nel 2012 ad un’impresa interessata dal concordato preventivo, opera oggi nelle mani di subappalti e sotto la lente di ingrandimento dell’Autorità nazionale anticorruzione. L’opera risulta dotata delle “autorizzazioni” di Regione e Città Metropolitana, sebbene incomprensibilmente esclusa dalle procedute di valutazione di impatto ambientale (Via) da parte del ministero dell’Ambiente nel 2006. Un nodo tutt’altro che risolto con cui la città dovrà prima o poi are i conti.

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