Martedì, 28 Settembre 2021
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Dalle installazioni in piazza Diaz alle mostre al Margherita: come Bari si trasforma con l'architettura e il festival BiArch

Sei mostre, 28 conferenze, 10 lectio magistralis e quattro seminari, cui si aggiungono performance in giro per la città e 30 spazi privati che aprono le proprie porte con singole iniziative culturali con i temi Margini, confini e frontiere

Con una dote di sei mostre, 28 conferenze, 10 lectio magistralis e quattro seminari, cui si aggiungono performance in giro per la città e 30 spazi privati che aprono le proprie porte con singole iniziative culturali. Mercoledì 1 settembre BiArch - Bari International Archifestival taglia il nastro della sua prima edizione. Lo fa col sindaco di Bari, Antonio Decaro, l’assessora regionale all’Urbanistica, Annagrazia Maraschio e Onofrio Cutaia, direzione Generale Creatività Contemporanea - Ministero della Cultura (in collegamento). Fulcro della manifestazione che si concluderà il 20 settembre è il Teatro Margherita, il tema è Margini, confini e frontiere. Lo spazio ospita due mostre, all’interno quella fotografica “Moderno Desiderio. Fotografia e immaginario popolare. Terra di Bari 1945-2021” a cura di Luca Molinari studio, con scatti che raccontano la corsa allo sviluppo e alla modernità della Bari anni’60, e all’esterno The Game, a cura di Joseph Grima, che racconta del peso e la strumentalizzazione da parte del potere dello strumento informazione al mondo d’oggi. Alle queste installazioni si aggiungono quelle di largo Giannella e largo Sorrentino, oltre che la rivisitazione del progetto boulevard di corso Mazzini. Progetti che si intersecano con la rete già esistente costituita da iniziative già in atto in città, partite per lo più dal basso.

“A organizzare il Festival e a ottenere il finanziamento dal ministero dei Beni culturali – spiega Alessandro Cariello, curatore della manifestazione per il Comune – sono stati 20 partner, tra istituzioni, a partire dall’amministrazione comunale, università e ordini professionali. A loro si aggiungono più di 50 soggetti associazioni culturali, studi di rigenerazione urbana, associazioni. In piazza Diaz, sul lungomare ci sarà l’allestimento Marea. È in connessione con largo Giannella e vedrà uno spazio limitato da sedute e fioriere a disposizione del pubblico per l’utilizzo di spazi solitamente inoccupati, vuoti. L’intento è quello della connessione tra le persone e il mare, quello di ristabilire un rapporto con questo elemento della natura. È opera di designer, ingegneri e architetti sviluppato per Inarch Puglia da Archistart, Basso Profilo, biro+ e La Capagrossa”. Un’opera tattile che in base alla reazione dei cittadini si potrà valutare se lasciare lì a popolare lo spazio pubblico o meno.

“Il tema del festival biennale – aggiunge Cariello - è la dimensione geofisica, dei paesaggi di margine e di limite, come dimensione geografica il margine e come confine disciplinare, le discipline tangenti all’architettura, tra le quali fotografia e pittura, per avvicinare all’architettura con linguaggio e un lessico più accessibile e non necessariamente tecnico un pubblico più vasto. Nella sezione Frontiere, ad esempio, saranno presenti le pratiche innovative di trasformazione della città con cittadini dal basso, il tema dei beni comuni e l’architettura urbanistica di genere. Per il Confine ospiteremo il indaco di Durazzo e una delegazione di Tirana. È importante ricordare che tutti gli appuntamenti sono gratuiti ma che è necessario trarre informazioni dal sito www.biarc.org, per comprendere se siano necessarie le prenotazioni o meno. L’accesso – conclude Cariello – è poi consentito negli appuntamenti al chiuso solo con Green pass o tampone negativo come dettato dalle misure antiCovid”.

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