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Giuseppe 18 anni e l'autismo, corona il sogno di un giorno in mare su una barca a vela. Il padre: "Grazie al Comune"

A raccontare la storia è il padre, Gianni Perilli:"Ho dovuto faticare con gli uffici del Municipio I tra uffici chiusi e numeri di telefono inesistenti, ma con l'aiuto dell'assessora Bottalico ho ritrovato il sorriso di mio figlio"

Giuseppe Perilli ha 18 anni e ha coronato un sogno: il suo primo giro su una barca a vela. Lo ha fatto grazie a Bari social Boat e Bari social Book, il progetto dell’assessorato comunale al Welfare che collabora con le associazioni del privato sociale e che, col coordinamento della Biblioteca dei ragazzi e Bari, promuove un cartellone di più di 100 tra eventi, laboratori e iniziative rivolti a bambini e bambine, adolescenti, ragazzi, famiglie, adulti e anziani, realizzati in tutti i quartieri della città e il programma (R)estate in gioco. Giuseppe è affetto da una forma acuta di autismo, oltre che appena uscito da dieci anni di terapie e controlli a causa di una leucemia. A prodigarsi perché potesse vivere l’esperienza in barca e in altre attività sono stati i genitori. A raccontare come sia andata è il papà Giuseppe.

“Intanto devo ringraziare l’assessora comunale al Welfare Francesca Bottalico – racconta – e tutta la rete che partecipa al progetto. Con loro anche la cooperativa sociale Per.la Percorsi per l’autismo, il Segretariato sociale del Comune egli operatori del Camper itinerante, intercettato a Madonnella per poter fare la domanda di inserimento di Giuseppe. Dopo giorni di uffici del Municipio I di via Trevisani chiusi e numeri indicati che risultavano inesistenti ce l’abbiamo fatta”.

Una soddisfazione per un’esperienza straordinaria regalata a un ragazzo che necessita di continui e diversi stimoli. Una giornata trascorsa sul mare antistante la città dopo l’imbarco al circolo Barion. “Ci sono venuti tutti incontro – sottolinea ancora Perilli – anche gli assistenti caregiver comunali saliti insieme a mia moglie sulla barca per seguirlo. Vedere il suo sorriso è stata la soddisfazione maggiore. Dopo giorni di impegno, di fatica, di porte chiuse e di piccoli spiragli che cerchi di sfruttare come fosse acqua nel deserto, vedere Giuseppe felice per la prima volta su una barca ti affranca da ogni pena”.

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