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Green pass obbligatorio, il 15 ottobre sit-in dei lavoratori alla Bosch: "L'azienda paghi i tamponi"

La manifestazione è stata indetta dai rappresentanti Rsu di tutte le sigle sindacali. Falcetta (Uilm): “È inconcepibile che un lavoratore debba pagare per lavorare, già fa 10 giorni di cassa integrazione”

“È inconcepibile che un lavoratore debba pagare per lavorare, già fa 10 giorni di cassa integrazione”. Riccardo Falcetta, segretario Uilm, spiega le ragioni del sit-in che tutti i rappresentanti Rsu dei lavoratori della Bosch di Bari hanno indetto per venerdì 15 ottobre davanti ai cancelli della fabbrica della zona industriale. Chiedono che l’azienda, come accadrà per l’Ilva di Taranto, si faccia carico del costo dei tamponi dei lavoratori, costretti a entrare a partire da quel giorno, secondo il nuovo decreto del governo, col Green pass. Certificazione che non tutti hanno, anche se la percentuale risulterebbe essere minima.

“Le aziende hanno proposto ai dipendenti un sondaggio le scorse settimane su base volontaria – spiega ancora Falcetta – per capire chi avesse o meno il Green pass. Un 15 per cento non ha risposto. Tra questi, si presume, una parte è vaccinato. Questo fa capire comunque che parliamo di numeri davvero bassi. L’azienda può far fronte ai tamponi. C’è poi una soluzione sul controllo che sta prendendo piede ed è quella del monitoraggio a campione. Su 12 tornelli di ingresso sarebbe difficoltoso controllare a ogni lavoratore il Green pass, così avviene il monitoraggio a campione. Per questo - aggiunge -  ci aspettiamo leggerezza da parte di alcuni che senza certificazione proveranno a entrare, rischiando”.

Una situazione ingiustificata per il sindacalista che sottolinea come “L’applicazione di tutti i protocolli di sicurezza in azienda è già sufficiente, con mascherine, distanze, controllo della temperatura, igienizzazione, del resto i metalmeccanici sono stati gli ultimi ad aver lasciato il posto di lavoro e i primi a esserci tornati senza la presenza dei vaccini, ora questo accanimento ci risulta ingiustificato”. La speranza dei sindacati è che il governo torni indietro sui suoi passi sull’obbligo del Green pass. “Nel frattempo - conclude Falcetta – solo venerdì potremo sapere quanti ne siano sprovvisti e che conseguenze ci possano essere sulle produzioni”.

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