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Mobili rigenerati, stanze colorate e attività sociali: ecco HaBari, l'ostello inclusivo di tre amiche che dà lavoro ai rifugiati

L'idea è di Roberta Caggese, Silvia De Facendis e Claudia Vizioli. La struttura con tre camere e cucina si trova in via Calefati e dà lavoro a persone che usufruiscono di protezione umanitaria: "È il nostro sogno che si realizza"

La data scelta per l’inaugurazione ufficiale non è casuale, ma meditata a causa delle restrizioni Covid. “Ci sarebbe piaciuto fare una grande festa, ma non essendo possibile abbiamo scartato l’1 maggio come opzione, perché tutti avranno voglia di uscire e passeggiare”. Così tre amiche e socie, Roberta Caggese, Silvia De Facendis e Claudia Vizioli hanno potuto finalmente dare il via ufficiale al nuovo ostello HaBari, che sta per 'Ciao' in lingua Swaili. Una loro creazione, fatta in collaborazione con amici e le colorate soluzioni per i mobili vecchi e rigenerati da DazebAo, che dà possibilità di lavoro in maniera inclusiva a persone che usufruiscono di protezione umanitaria nel centro per richiedenti asilo, e ospita artisti, musica, teatro e appuntamenti culturali da condividere con gli ospiti. Una struttura, ricavata all’interno di un grande appartamento di via Calefati, al numero 249, appartenuto ai nonni di Silvia De Facendis, trasformato in un luogo pronto ad accogliere turisti e viandanti, grazie al bando regionale Pin.

“Abbiamo tutte all’incirca 36 anni con esperienze nel volontariato e nel sociale. Io ho lavorato in Africa, in Kenya e sono tornata nel 2015. Per questo abbiamo voluto dare questo taglio sociale all’ostello, un piccolo sogno che si realizza”. C’è una cucina, uno spazio comune e tre stanze, tutte coloratissime, da sei, quattro e due posti, ampliabili a tre, per un totale di tredici ospiti. Le camere hanno il nome di Sudamerica, Asia e Africa. Per l’inaugurazione è andata in diretta streaming sui canali social una performance di The Bum Brothers, BariUpbeatMovement, tribute band dei classici giamaicani, e The Good Ole Boys, esplosiva R'n'R band, dei fratelli Valeria e Nico Quarto, e una lettura teatrale di passi de La Frontiera, il libro di Alessandro Leogrande, interpretati dall’attore Riccardo Spagnulo, accompagnato da Giuliano Di Cesare, musicista poliedrico e ideatore di una tromba multimediale che immette colori.

“Stiamo già ricevendo i primi contatti – spiega ancora De Facendis -  in vista della metà di maggio ma per ora non abbiamo vere e proprie prenotazioni. Siamo stati anche inseriti nei circuiti del Cammino Materano e in quelli della via Francigena, perché l’idea è quella di aprirci alla possibilità di ospitare pellegrini, oltre che di organizzare tour con altre realtà impegnate nel sociale, per tour in città consapevoli o altre esperienze: laboratori artistici o di cucina, ad esempio”. Per le tre amiche non è l’attività principale, lavorando chi in organizzazioni umanitarie e chi come ingegnere informatico. Ma è quella in cui ripongono tutti i loro sogni e la passione per un modo diverso, anche attraverso una semplice struttura ricettiva.

Foto: Assunta Simone

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