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Il ristorante è chiuso ma la cena si fa a casa via Zoom: l'idea dello chef barese

L'iniziativa per battere la crisi di Daniele Caldarulo, proprietario del ristorante Black and White: "Fornisco gli ingredienti e tutti insieme prepariamo il piatto con una lezione online in diretta"

“Se non puoi venire a trovarmi al Black and White, io e il Black and White veniamo da te”. È il messaggio sintesi col quale Daniele Caldarulo, chef di caratura internazionale e proprietario del noto ristorante di Bari vecchia, ha lanciato la sua iniziativa: una cena collettiva a distanza da lui diretta su Zoom. Un’idea nata i giorni scorsi per far fronte alla crisi dovuta alla pandemia e alla conseguente chiusura del suo locale, alla quale ognuno collegato potrà preparare seguendo le sue istruzioni i Tortelloni green Xxl. “Si tratta di una mia ricetta – spiega – con tortelloni ripieni di cicorie e purè di fave bianche, accompagnati da bisque di gambero rosso fresco”.

A cena con lo chef è il nome dell’appuntamento fissato per il gennaio alle 19.30, cui può partecipare un numero illimitato di persone. “L’invito è rivolto a chiunque – aggiunge Caldarulo -, dagli amanti della buona cucina ai neofiti dei fornelli, fino agli allievi delle scuole alberghiere. Noi del ristorante forniremo tutto il kit per la preparazione, con dosi e quantità di materia prima già pesate per porzioni destinate a quattro persone. Il costo totale è di 45 euro, mentre la lezione è gratuita. I kit si potranno ritirare in sede o potremo recapitarli a domicilio in un raggio di 20 chilometri. Questo è solo il primo appuntamento ce ne saranno altri. Ci divertiremo tutti insieme”. In poche ore dall’annuncio sui social una decine di persone hanno già prenotato il loro posto davanti al pc e gli ingredienti. Un sistema il suo per far fronte alla chiusura forzata che i mesi scorsi aveva visto i ristoratori sul piede di guerra, con manifestazioni ripetute nel centro di Bari, e sue iniziative originali, come i camici esposti sulle vetrine del suo locale.

“Protestare in questo momento non serve – racconta Caldarulo - perché la situazione di crisi riguarda tutto il mondo. Aprire, poi,  sarebbe deleterio, potremo farlo solo quando la situazione sarà più chiara. Meglio restare fermi.  I cinque dipendenti del ristorante restano purtroppo in cassa integrazione, che arriva con ritardi cronici. Proviamo a pagare bollette e affitti grazie ai ristori del governo: quelli stanno per lo meno arrivando. Ma so che non per tutti è così, molti ranno avendo problemi”. Una crisi che rischia di spazzare via diverse imprese, in uno dei settori che più ha pagato per l’emergenza sanitaria. “I dati scientifici – sottolinea ancora Caldarulo – che raccontano di contagi costanti o in aumento dimostrano come i ristoranti non c’entrano, visto che sono per lo più chiusi da mesi. Se sono rispettate tutte le norme di sicurezza, distanza e igienizzazione, i locali sono luoghi sicuri e si potrebbero far aprire se pur in maniera parziale. Ma ci vogliono certezze, perché non sono macchine che si accendono e spengono con tasto on e off. Vendiamo cibo, merce deperibile, abbiamo bisogno di programmazione. Temo – conclude –che tanti non ce la faranno a superare la crisi. Al momento delle riaperture definitive conteremo i morti e i superstiti”.

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