Martedì, 21 Settembre 2021
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Sfratti, nonostante le proroghe Covid continuano a crescere: a Bari 1187, la metà dell'intera Puglia

I dati sono del Ministero dell'Interno e rilanciati dal sindacato inquilini Sunia che denuncia anche la mancanza di fondi: "La Regione destini l'1 per cento del bilancio all'emergenza abitativa"

Nonostante la proroga sulle esecuzione degli sfratti stabilita dal decreto sostegni con scadenze al 30 settembre e al 31 dicembre, a seconda della data del provvedimento di rilascio, proseguono le convalide da parte dei tribunali. Nella sola Bari sono state 1187, vale a dire la metà dell’intera Puglia, dove nel 2020 si è raggiunta quota 2538 sfratti di cui 2260 per morosità. E gli sfratti eseguiti nella regione sono stati nello stesso periodo 251.

“Con il possibile obbligo del Green pass per tutti i dipendenti pubblici - spiega Angelo Garofoli, referente per le province Bari e Bat del sindacato inquilini Sunia, che ha fornito i dati pubblicati dal ministero dell'Interno – come già annunciato dal ministro Brunetta e il ritorno pieno del lavoro in presenza, a scapito del telelavoro diffusosi con la pandemia Covid – anche gli ufficiali giudiziari potranno tornare a notificare convalide ed esecuzioni di sfratti, finora bloccate per la sospensione decisa dal governo. Questo comporterà ulteriori problemi alle famiglie n difficoltà”.

Una vasta platea di persone che, secondo il rappresentante del Sunia, potrebbero invece trovare conforto in strumenti a disposizione dei proprietari delle case, mentre rimane alto il numero degli alloggi sfitti. “Le esecuzioni – conferma Garofoli – proseguono per finita locazione o morosità incolpevole, nonostante ci sia il Fondo morosità incolpevole, che la Regione rigira ai comuni, attraverso il quale i proprietari possono far fronte alle mancanze deli inquilini recuperando parte dei fitti non pagati per le difficoltà di questi ultimi. Ma accade quasi sempre che i bandi dei Comuni vanno deserti, o quasi, perché poco pubblicizzati. I proprietari degli immobili non sono neanche a conoscenza della loro esistenza. Così quei soldi finiscono nel Contributo per i fitti. Questo scoraggia – aggiunge Garofoli – i proprietari, che preferiscono così avere case sfitte che non affittarle, nonostante ci sia carenza di immobili e si viva in emergenza abitativa ed esista la cedolare secca per la registrazione di contratti al 10 per cento, oltre che l’Imu a Bari del 4 per mille, tra le più basse in assoluto”.Eppure gli ultimi dati parlano di 18mila alloggi sfitti nel solo capoluogo.

Il sindacato spiega anche come dopo l’esecuzione di questi sfratti la maggior parte di questi alloggi saranno destinati a locazioni brevi o B&B con la conseguente espulsione delle famiglie dalle città o dal centro verso le periferie o verso i comuni limitrofi. Allo stesso tempo Il Sunia chiede alla politica regionale, al Consiglio Regionale di impegnarsi a prevedere nel bilancio di previsione 2022 della Puglia risorse da destinare all’edilizia pubblica e agli aiuti alle famiglie in locazione, con almeno l’1 per cento del bilancio dell’ente destinato per il 2022 all’aumento degli alloggi in locazione, alle manutenzioni degli alloggi di edilizia pubblica e a interventi di sostegno alle famiglie in locazione. Misure necessarie anche perché mancano risorse sufficienti per le sedi Arca delle province pugliesi.

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