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Sabato, 20 Aprile 2024
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Xylella, studio di una geografa Uni Fg rivela: non è la causa principale della morte degli ulivi

È quanto emerge da uno studio a firma del batteriologo vegetale del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) Marco Scortichini e della geografa barese dell'Università di Foggia Margherita Ciervo

La Xylella non sarebbe la causa principale del CoDiRo, il fenomeno del disseccamento rapido dell'ulivo. È quanto emerge da uno studio a firma del batteriologo vegetale del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) Marco Scortichini e della geografa barese dell'Università di Foggia Margherita Ciervo. 

Lo studio si basa sull'attività di monitoraggio della Regione Puglia effettuato sugli ulivi colpiti dal fenomeno del disseccamento tra il 2013 e il 2023. Le piante campionate risiedevano nella cosiddetta zona di contenimento (ultimo tratto dell'area infetta) e cuscinetto (prima fascia dell'area libera dal batterio dove però è obbligatoria l'eradicazione), a nord del Salento - zona in cui il batterio è maggiormente diffuso. Ebbene, lo studio evidenzia che la presenza del batterio si è aggirata tra lo 0,06% e lo 0,7% del totale delle piante esaminate, sia quelle sane che quelle colpite dal disseccamento. Una percentuale irrisoria. 

La pubblicazione dei due ricercatori richiama anche un precedente studio, pubblicato nel 2020, nel quale si faceva presente come le piante sane poste ai margini delle zone all'interno delle quali risiedevano piante infette, non avevano diffuso la Xylella e laddove si fosse verificato, i casi di infezione sono stati pochissimi. Particolare che i due ricercatori evidenziano anche in relazione alla normativa europea, la quale prevede l'applicazione di rigorose misure di eradicazione degli alberi non solo nelle zone dove si registra il focolaio, ma anche in qualsiasi zona cuscinetto.

Esse comprendono la rimozione e la distruzione di tutte le piante ospiti della Xylella fastidiosa riscontrate nel rispettivo Stato membro, indipendentemente dal loro status sanitario, in un raggio di 100 m attorno alle piante infette. Prima della rimozione di tali piante, devono essere effettuati opportuni trattamenti fitosanitari contro il vettore al fine di evitarne l’ulteriore diffusione. Tutti i vegetali specificati (piante non ospiti; cfr. allegato I della decisione (UE) 2015/789) situati nel raggio di 100 m devono essere sottoposti a campionamento e analisi per rilevare la presenza del batterio.

Riflessioni presenti anche in un altro studio, sempre del 2020, della dottoressa Ciervo dal titolo 'Il disseccamento degli ulivi in Puglia. Evidenze, contraddizioni, anomalie, scenari. Un punto di vista geografico'. Il lavoro della geografa dell'Unifg faceva emergere diverse contraddizioni e anomalie, evidenziando l'impatto per l'ecosistema provocato dalla eradicazione a tappeto, soluzione che non avrebbe portato benefici nel contrasto alla proliferazione del batterio, anzi. Nel suo studio la Ciervo rilevava la necessità di indagare sul ruolo di altri agenti patogeni, nonché sull'abuso di prodotti chimici.

Sembra evidente che, a fronte del fenomeno del disseccamento rapido degli ulivi, le istituzioni: si siano concentrate essenzialmente sul batterio e abbiamo assunto come obiettivo pressoché esclusivo la sua eradicazione, richiedendo (la Regione Puglia) e autorizzando (il governo nazionale) lo Stato di emergenza (prima volta in Italia per ragioni fitosanitarie) in assenza di evidenze scientifiche sulla correlazione fra il disseccamento e la Xylella fastidiosa, nonché trascurando di indagare il ruolo nel disseccamento degli altri patogeni, dei fattori agronomici e ambientali; abbiano adottato misure di lotta al batterio altamente impattanti per l’ecosistema e con effetti devastanti e irreversibili per il paesaggio, in assenza di una valutazione degli impatti ambientali e sanitari, nonostante fosse già nota la mancanza di esempi di eradicazione di successo della Xf (una volta insediata) a causa dell’ampia gamma di piante ospiti del batterio e dei suoi vettori; non abbiano modificato le misure di lotta al batterio neanche a fronte dell’evidente fallimento della strategie di eradicazione del batterio, né dell’esistenza di strategie scientifiche ed empiriche di controllo della patologia e di convivenza con il patogeno; si ostinino, dopo sei anni, nell’indicare la Xylella come un’emergenza.

La geografa eccepì anche sulla dichiarazione dello stato di epidemia, a suo dire, non supportato da alcuno studio epidemiologico "a cui si associa una serie di constatazioni apparentemente incompatibili". Tra queste, si citano i dati della produzione olivicola che dal 2015 al 2018 hanno visto la provincia di Lecce al primo posto, dati incompatibili con quelli di una epidemia in corso. Per tacere dei numeri relativi alla percentuale di piante risultate positive al batterio, che evidenziavano un calo nel 2019 rispetto ai campionamenti degli anni precedenti.

Si fa inoltre menzione del "testimone scomodo"; ovvero l'albero di Termetrio - frazione del comune di Cisternino -, risultato positivo al batterio nell'ottobre del 2017, senza mostrare alcun sintomo di disseccamento, ma anzi palesando un pieno stato vegetativo al pari degli ulivi adiacenti. Per tale motivo il Comitato di salvaguardia dell'ambiente e del territorio-Valle d'Itria, aveva chiesto al Comune di Cisternino e alla Regione di avviare una sperimentazione, ma l'albero venne abbattuto nel 2019, "con una procedura, a quanto risulta, difforme da quella standard prevista dal protocollo regionale (che prevede il taglio e la conseguente bruciatura dei rami, mentre in questo caso l’albero è stato abbattuto e i rami lasciati sul terreno) e con modalità a dir poco anomale (l’abbattimento è stato eseguito al buio sotto la pioggia battente) che hanno visto l’impiego, accanto ai tecnici regionali, delle forze dell’ordine".

Cambiamenti climatici, altri batteri, "overdose" di prodotti chimici sarebbero i fattori che determinano il disseccamento degli alberi e che, secondo gli autori dello studio, andrebbero presi in considerazione nell'ottica di una eliminazione della normativa europea che impone, non solo l'estirpazione della pianta infetta, ma anche di tutte le altre piante presenti nel raggio di 50 metri. Soluzione che negli ultimi anni, come evidenziato dalla stessa Cervio, ha mutato l'ecosistema oltre ad aver distrutto migliaia di piante ultrasecolari, molte delle quali assolutamente sane. 

Resta da capire quali siano le cause della morte degli ulivi colpiti da disseccamento, atteso che il ruolo della Xylella non sarebbe così determinante: "Dai dati ufficiali si evince che vanno approfonditi gli studi epidemiologici sulle cause del disseccamento e che si prendano in considerazione altri microorganismi", spiega Scortichini. 

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