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La statua di San Nicola da idolo di periferia al circo: il gruppo di architetti trasforma (con il collage) la proposta

E' l'idea provocatoria di un gruppo di architetti pugliesi: Simone Porfiri, Antonio Buonaurio, Gianvito Chiapparino, che hanno lavorato sulle foto dell’architetto Francesca Zecca

La statua di San Nicola ha creato un gran clamore online. Nonostante non se ne parli da un po', tutti ricorderanno la proposta di un'associazione di realizzare un simulacro alto 70 metri del santo patrono barese, sul modello della Statua della Libertà americana. Un'idea che fece molto discutere, tanto che intervenne persino il sindaco di Bari, Antonio Decaro, ricordando che non era stato (ancora) presentato alcun progetto. 

Un'idea che un gruppo di architetti pugliesi, facenti capo al progetto  'Aplab - laboratorio aperto di ricerca sul paesaggio pugliese', ha voluto provocatoriamente trasformare, dandogli nuova linfa - e spunti di riflessione - attraverso il collage. A presentare l'idea è stato Davide Bertugno, uno degli architetti baresi del gruppo (che si completa con Simone Porfiri, Antonio Buonaurio, Gianvito Chiapparino e Francesca Zecca, che ha realizzato le foto su cui si basano i collage). "Abbiamo cercato di confrontarci con questa tematica - racconta - attraverso sovrascritture oniriche e provocatorie. Il simbolo è stato svuotato, rivisitato e reinterpretato in nuove vesti di volta in volta diverse, secondo le visioni dei diversi osservatori. Visioni legate al mare, alla città o alla funzione del simbolo stesso". 

I collage

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Andiamo a vedere le differenti visioni che si legano alla statua. C'è in primis quella del mondo periferico, con il gigante di 70 metri che svetta sopra l'area dell'ex Caserma Rossani, in procinto di trasformarsi in un rinnovato parco e di ospitare altre strutture, come la sede dell'Accademia delle belle arti. Un disegno intitolato 'Eco_San Nicola [rigenera la periferia]': "I principi fondamentali di misericordia e redenzione degli ultimi che intrinsecamente la statua di San Nicola contiene per la sua natura simbolica religiosa, si traducono in un landmark contemporaneo capace di attivare relazioni urbane di rigenerazione dei frammenti marginali della città; di rammendare parti generando e dispiegando la sua trama sullo spazio urbano. La periferia si configura come il suo genius loci, riscattata così dalla sua condizione di marginalità e residualità. Il ruolo urbano della statua è allegoria del miracolo del Santo donato alla periferia; riconvertita ecologicamente secondo i paradigmi contemporanei" è la descrizione del progetto.

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Per il secondo collage ci trasferiamo a pochi passi dal mare e per la precisione sul molo Sant'Antonio. Qui la statua riprende i classici temi dorati che ne hanno connotato la colorazione, ma trascende la forma, svuotandosi in parte della materia. "Nonostante essa rappresenti l'elemento fondativo della pratica della venerazione, è sufficiente citarne i limiti per negarne le vesti materiali [tangibili]" spiegano gli architetti.

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L'ultimo collage è forse il più forte (e provocatorio): San Nicola diventa idolo di un non meglio citato circo, accogliendo i visitatori dall'alto del classico tendone rosso e bianco che ritroviamo nella memoria dall'infanzia. L'idea di associare il Santo Patrono barese e il circo deriva da una vestigia di carattere culturale, che si fonda con un principio di economia, tanto da generare un cortocircuito, o, per meglio dire, un 'cortocircus'. "Turismo religioso o religione turistica? 'Venghino signori venghino, è arrivato il circo' è la descrizione che accompagna l'immagine, che ammicca anche all'idea originale per cui è nato il progetto della statua..

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