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Covid e scuola, rinviare il ritorno in classe? L'assessore Leo: "In Puglia mancano i presupposti"

L'assessore regionale all'Istruzione sull'ipotesi di un rinvio della riapertura: "Essendo in zona bianca non ci sarebbero i presupposti giuridici". Intanto a livello nazionale preoccupazione per il ritorno in classe è stata espressa anche dalla Federazione degli Ordini dei medici: "Posticipare di 15 giorni"

Rinviare il rientro a scuola previsto per il 10 gennaio? In Puglia, per il momento, l'ipotesi sembra esclusa. A confermarlo sono le dichiarazioni rilasciate all'Ansa dall'assessore alla sanità pugliese, Sebastiano Leo, in merito a possibili ordinanze della Regione relative al ritorno in classe. "Essendo in zona bianca - ha spiegato Leo - non ci sarebbero i presupposti giuridici per una eventuale ordinanza sulla riapertura delle scuole". 

"Il nostro obiettivo adesso - ha proseguito Leo all'Ansa - è vaccinare il più possibile e la Puglia è prima per quelle pediatriche. E' chiaro, però, che ci sono alcuni problemi legati all'aumento dei contagi Covid, ci sono docenti e personale scolastico in quarantena perché positivi, mancano le mascherine FFP2. Però, allo stato attuale, rispetto ad una eventuale ordinanza regionale non ci sono le condizioni, non ci sono i presupposti giuridici trovandoci in zona bianca. Comunque stiamo monitorando la situazione e vediamo cosa succede nelle prossime ore".

Intanto, a livello nazionale, ad esprimere preoccupazione per le conseguenze che il rientro in classe potrebbe provocare sul piano dei contagi Covid è stata la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, che attraverso il suo presidente, Filippo Anelli, ha lanciato la proposta di posticipare l'apertura delle scuole di 15 giorni, recuperando poi a giugno. Anelli, le cui dichiarazioni sono riportate dalla Dire, afferma che "c'è, tra i colleghi, una forte preoccupazione per il picco atteso verso la metà del mese. In molte zone d'Italia gli ospedali sono già in sofferenza e gli Ordini lanciano l'allarme: succede a Napoli, Palermo, Firenze, in Liguria, in Lombardia. Molti reparti si stanno trasformando in reparti Covid, con conseguente trasferimento del personale. Nelle terapie intensive il 16% dei posti è occupato da pazienti Covid, limitando la possibilità di usufruirne ai pazienti delle urgenze (infarti, ictus, interventi chirurgici urgenti, complicazioni del parto, incidenti stradali)". Secondo Anelli "tutto questo ha come conseguenza l'allungamento delle liste d'attesa, con possibili aggravamenti dei quadri clinici. Ribadiamo, ancora una volta, che il Covid non ha mandato in pensione le altre malattie: il nostro Servizio sanitario pubblico deve ancora far fronte alla cura dei tumori, delle patologie cardiovascolari, delle malattie degenerative. Per questo invitiamo tutti i cittadini che ne hanno la possibilità a vaccinarsi, con il protocollo comprensivo del richiamo, in modo da cercare di limitare quadri clinici gravi che richiedano l'ospedalizzazione... 

Il presidente della Fnomceo sottolinea, inoltre, che "le misure messe in atto dal Governo sono importanti, ma potrebbero non essere sufficienti per arginare il diffondersi dell'epidemia. I due anni trascorsi ci hanno insegnato che una misura davvero efficace è quella di limitare, in vista del picco, i contatti tra le persone. La riapertura delle scuole, in un momento in cui gli studenti hanno appena iniziato a vaccinarsi o a fare i richiami, a seconda delle fasce d'età, ci preoccupa, così come preoccupa i presidi. Per questo chiediamo uno stop di 15 giorni da recuperare poi a giugno, quando dovremmo essere fuori dall'emergenza".  Anelli ritiene infine che "anche il sistema 'a colori' delle regioni non rispecchia più la realtà, e va aggiornato. Funzionava quando il problema era prevalentemente l'occupazione dei posti letto e delle terapie intensive. Oggi, con i vaccini, la maggior parte dei contagiati, oltre un milione e mezzo di persone, è curata a casa. Con questi numeri anche il tracciamento rischia di saltare. Serve una nuova classificazione, nuovi parametri che tengano conto della pressione sulla sanità territoriale. Occorre coinvolgere i medici del territorio a livello decisionale prima ancora che operativo, integrando i loro rappresentanti nel Cts", conclude.
 

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