Giovedì, 21 Ottobre 2021
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"Sport e affetto, così la disabilità intellettiva non è più una barriera": al San Paolo il progetto dell'HBari2003

Da 15 anni la squadra di basket in carrozzina ha avviato una serie di attività psicomotrici aperte anche ai ragazzi con forme marcate di autismo. Il presidente Romito: "Miglioramento anche nelle interazioni sociali"

"Il regalo più grande? Vedere la loro felicità sul volto al termine di un esercizio, mentre ci abbracciano o ci danno il cinque". Gianni Romito, presidente della squadra di basket di basket in carrozzina, riassume con poche parole l'importanza delle attività sportive dedicate ai ragazzi con disabilità intellettiva. Una sfida non nuova per l'associazione 'Volare più in alto', che da anni si batte per l'integrazione - nello sport così come nella quotidianità - delle persone disabili.

Un'idea nata 15 anni fa

E naturalmente, dopo aver creato la prima squadra di basket in carrozzina pugliese, non si poteva negare l'accesso anche a chi presenta disabilità intelletive. "L'idea di avviare il corso è arrivata 15 anni fa - spiega Romito - prendendo ispirazione dall'idea di un docente scolastico di Bologna. Con la differenza che il suo corso era aperto a persone con disabilità intellettiva non marcata, mentre noi non abbiamo posto limiti e abbiamo avviato con successo all'attività sportiva anche soggetti autistici con forti disabilità".

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E così negli anni l'iniziale gruppo di una decina di ragazzi si è allargato e ora conta in tutto 25 persone con disabilità, che due volte a settimana (martedì e giovedì) si incontrano nel tardo pomeriggio al Palaforgia del quartiere San Paolo di Bari non solo per testarsi con la palla arancione, ma anche per eseguire diverse routine ginniche, dal salto degli ostacoli alle camminate laterali saltate. Naturalmente seguiti da personale qualificato che può affrontare i casi più delicati. Attualmente sono otto gli operatori-allenatori presenti, "un rapporto minimo di 1 a 1 per i ragazzi con disabilità intellettive più pesanti" assicura l'ideatore del progetto.

I risultati: "Interazione sociale migliorata"

L'attività di psicomotricità, che normalmente si tiene da settembre a giugno, ha risvolti positivi non solo sul corpo dei ragazzi - "maggiore reattività e capacità di movimento sul campo" assicurano dall'HBari2003 - ma anche nella mente. Tanto che diversi genitori hanno notato un "miglioramento nel rapporto con le altre persone". Insomma, l'attività fisica aiuta ad uscire dalla 'bolla introspettiva' che può crearsi per una disabilità.

Il segreto? L'affetto che arriva da entrambe le parti. "I ragazzi sanno di essere seguiti da persone che vogliono loro bene - assicura Romito - e loro li ripagano con altrettanto amore al termine degli esercizi".

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