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Lunedì, 15 Agosto 2022
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Covid in risalita, caldo e pronto soccorso in affanno, la Regione: "Situazione monitorata, pronti a nuove disposizioni per le Asl"

In una nota la Regione assicura che c'è "attenzione costante all'andamento epidemiologico e a tutte le esigenze assistenziali, determinate anche dalle temperature di questi giorni". In corso "frequenti riunioni" per definire le linee d'azione. Nei giorni scorsi l'allarme dei sindacati dei medici su carenza di personale e dismissioni delle Usca

Dall'andamento dei contagi Covid ai malesseri legati al gran caldo di questi giorni: una situazione che si riflette sugli accessi ai pronto soccorsi pugliesi e che è "costantemente monitorata" dalla Regione Puglia.

In una nota, la Regione spiega che negli ultimi giorni "tenuto conto dell’andamento della pandemia a livello nazionale e regionale, si stanno tenendo frequenti riunioni con tutti gli attori coinvolti, al fine di definire le disposizioni regionali che in serata saranno impartite alle direzioni strategiche delle Aziende sanitarie, in materia di rete ospedaliera COVID e NO – COVID e carenza di personale dei Pronto soccorso". E' stata infatti effettuata, spiega ancora la nota, "una ricognizione puntuale dell’attuale offerta ospedaliera ed è stato avviato un confronto importante con i Direttori dei Pronto soccorso della Regione Puglia".

Sotto la lente, quindi, l’andamento dei contagi, gli accessi in pronto soccorso Covid e No Covid, ma anche la disponibilità dei posti letto e la relativa occupazione. "L’attenzione costante all’andamento epidemiologico del COVID, nonché a tutte le esigenze assistenziali, determinate anche dalle temperature registrate in questi giorni, impongono la massima attenzione ed il costante monitoraggio che l’Assessore alla Sanità, per il tramite del Dipartimento salute, si sta impegnando a garantire", conclude la Regione.

La carenza di medici denunciata dai sindacati e la questione Usca

Nei giorni scorsi era stata l'intersindacale Medici Puglia, composta da Cgil, Smi, Snami, Simet e Ugs, a sollevare la questione del rialzo dei contagi Covid, chiedendo in un documento indirizzato alla Regione "quali iniziative l'assessorato alla Salute intende adottare per affrontare la recrudescenza dei contagi da Sars-Covid nella variante Omicron 5, tenuto conto della cessazione del servizio Usca dal 30 giugno". "L'estate - era la denuncia dei sindacati - è, ormai, arrivata e si presenta con gli stessi irrisolti problemi, a partire dalla drammatica condizione della Continuità assistenziale e del servizio dell'emergenza-urgenza che, ricordiamo, ha 200 medici in meno rispetto alla dotazione prevista. Non meno grave appare l'annoso problema dei pronto soccorso che già versano in grandissima difficoltà a causa delle inaccettabili croniche carenze di organico e rischiano il collasso per l'aumento dell'utenza, con decine di pazienti in attesa per giorni di un posto letto, e per la ulteriore riduzione dei medici addetti in ragione del dovuto e necessario periodo di ferie". Per questi motivi, "riteniamo urgente ed indispensabile - aggiungevano - la stabilizzazione del personale precario e un piano straordinario di assunzioni".

Lopalco: "Un errore dismettere le Usca"


“Dismettere le USCA è stata una pessima idea. Lo avevo detto a fine aprile con un comunicato stampa e un’interrogazione purtroppo rimasta ancora senza risposta, torno a farlo oggi. Leggi e regolamenti permettevano di tenere in piedi questo servizio fino al giugno 2022. Ciononostante, abbiamo assistito in queste settimane alla progressiva dismissione di queste Unità che in questi due anni si sono rivelate fondamentali sia dal punto di vista dell’efficacia che della tempestività dell’assistenza offerta ai cittadini. Ragioni di budget. Legittimo. Meno legittimo - prosegue Lopalco nella nota - è compiere questa scelta in un momento in cui, anche in Puglia così come nel resto d’Italia, i contagi da Covid 19 sono tornati a crescere e con l’ondata di calore e le crisi ataviche di personale nei nostri reparti di emergenza-urgenza, la mancanza di questo servizio si farà sentire, eccome". "Le USCA costavano troppo? Se ne poteva rivedere il modello, per esempio rimodellandole con un solo medico, o affiancandole con team di infermieri esperti dotati di attrezzature di telemedicina", prosegue ancora Lopalco. “Quanto costa ora un paziente con la febbre che si presenta ad un pronto soccorso affollato? E quanto costa un ricovero che avremmo potuto evitare se solo ci fosse qualcuno che prescrive al paziente a rischio una confezione di antivirale? Questi due anni di pandemia dovrebbero averci insegnato qualcosa. Anzitutto che se vogliamo "convivere con il virus" dobbiamo lasciarci alle spalle la sanità dei legacci burocratici. La sanità di domani deve essere molto più flessibile e reattiva. Perché il virus, quando decide di mutare, non chiede il permesso al Ministero delle Finanze.”

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