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Covid, Rsa alla Regione: "Servono mille infermieri per gli anziani, prendiamoli dal concorso". L'Ordine: "Li assumano loro"

Antonio Perruggini, presidente dell'associazione Welfare Levante, lancia la proposta di far scorrere la graduatoria del concorso dell’Asl di Bari "a costo zero" per il pubblico con le strutture convenzionate. Andreula Opi: "Non si può"

"La proposta è a costo zero per i bilanci pubblici, perché le Asl assumono ma in forza delle convenzioni con le Rsa abbattono il costo". Antonio Perruggini, presidente dell'associazione Welfare Levante, che racchiude 100 tra Rsa e case di riposo in Puglia, ha lanciato la sua proposta alla Regione. Far scorrere la graduatoria del concorso per 566 infermieri organizzato dall’Asl di Bari e continuare ad assumere personale poi impiegato nelle residenze socio assistenziali convenzionate. L’Azienda sanitaria sarebbe poi rimborsata in convenzione dalle strutture per poter pagare il personale.

“Dopo maggio dello scorso anno – spiega Perruggini – siamo in affanno, abbiamo bisogno di infermieri, perché un gran numero hanno risposto alla chiamata delle strutture pubbliche. Così facendo le nostre sedi, che ricordiamo sono state le più colpite dalla pandemia Covid, registrando centinaia di morti tra anziani e persone fragili ospitate in tutta Italia, avrebbero personale  sufficienza. In tutta la Puglia ne mancherebbero almeno mille, circa due per struttura, se si considera che in tutto sono all’incirca 450 dislocate nella regione”. La sua proposta è rivolta ai vertici regionali, a cominciare dal governatore Michele Emiliano e dall’assessore alla Salute Pierluigi Lopalco, ed è da lui ritenuta legittima in questa fase di emergenza perché “è urgente per far fronte alle esigenze di integrazione di organico nelle Rsa e nei centri diurni che stanno comunque assicurando assistenza a migliaia di persone anziane non autosufficienti e disabili gravi".

Il modello da seguire sarebbe quello del Piemonte, dove è stato predisposto un protocollo per raggiungere risultati simili. Ma sul punto dissente Saverio Andreula, presidente dell’Ordine degli infermieri di Bari. “In questo momento - spiega Andreula - le Asl hanno soddisfatto i loro fabbisogni. Anche il Policlinico è impegnato nel reclutamento di 200 infermieri con un avviso pubblicato a gennaio. Gli infermieri se possono prendono lavoro nel pubblico, perché è un lavoro più tutelato, pagato meglio, che dà possibilità di carriera. Il paragone col Piemonte e i suoi servizi strutturati per il Welfare e le cure domiciliari non si può fare. Lì tutto è stato regolamentato su modelli di presa in carico delle persone che prevede ausilio medico infermieristico formato per l’occorrenza, in Puglia stentiamo a decollare nella creazione di questi modelli. Suggerirei piuttosto – aggiunge - di premere affinché agli infermieri sia data la possibilità, come per la campagna vaccinale, di non esclusività del rapporto di lavoro. Con la deroga ai vincoli contrattuali, come per i medici, si potrebbero aprire rapporti a ore, utili per chi oggi lavora 36 ore settimanali. Si aprirebbe così alla possibilità di accordi prestazionali, altrimenti le Rsa dovranno provare ad assumere direttamente gli infermieri alle stesse condizioni del pubblico. Del resto – conclude - ce ne sono 4-5 mila che lavorano in altre regioni, soprattutto al Nord, se non in altri paesi europei”.

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