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Covid, lo sfogo dell'insegnante di Lettere: "C'è chi fa fare feste al bar ai figli e le scuole chiudono con ordinanze folli"

Lucia Schinzano è giornalista, dirige la testata web Ambiente&Ambienti, e professoressa si lettere al liceo Salvemini di Bari: "Sento ogni giorni passare decine di ambulanze e sono delusa dalla politica, dagli studenti e dai loro genitori"

“Sono delusa dalla politica, dai giovani, dagli studenti e dai loro genitori, spesso incoscienti più dei loro figli”. Lucia Schinzano è giornalista dal 1983, con esperienze in passato alla Gazzetta del Mezzogiorno, Rai e TeleNorba. Dal 2009 dirige la testata web Ambiente&Ambienti. Ma dal 1987 è soprattutto un’insegnante di lettere, materia che tutt’oggi la vede impegnata al liceo Salvemini del rione Japigia di Bari. Il suo sfogo, amaro, colpisce perché viene da una persona pacata, dal bagaglio di esperienze culturali e lavorative lungo e ricco. L'oggetto sono l'atteggiamento di ragazzi e genitori e i continui cambiamenti di rotta di chi amministra, che si tramutano in ordinanze, quelle della Regione, spesso incongruenti, imprecise e contraddittorie.

Da una parte il suono delle sirene delle ambulanze dall’altra la superficialità di tante persone: è questo che la fa adirare?

“L’anno scorso eravamo tutti impauriti ma ora sono venuti meno il senso di coesione, responsabilità e solidarietà: non ci sono più. Vedi di continuo in giro persone che non se ne fregano nulla di ciò che sta accadendo, mentre io non esco neanche a trovare mia madre che ha 87 anni e vive sola, se non per portarle le cose essenziali. Mi dice ‘So che devo morire ma non voglio morire da sola in ospedale'. Mentre mi preoccupo di poter essere inconsapevolmente portatrice del virus vedo i bar pieni. Domenica scorsa vicino casa mia ho visto cose indecenti, persone ammassate a fare l’aperitivo o a prendere i pasticcini. E se chiedi a qualcuno di indossare bene la mascherina ti ride in faccia, se va bene. Con i ragazzi, peggio”.

Cosa accade con loro?

“Me la prendo più che altro coi genitori che permettono di fare feste e aperitivi. Ho saputo di alcuni che hanno festeggiato per il compleanno e altri addirittura i 100 giorni prima degli esami di maturità. Con mascherine, quando ci sono, indossate per modo di dire e distanze non rispettate. Poi, si chiudono le scuole, e si è costretti alla didattica a distanza, con tutte le difficoltà che comporta: linee che non funzionano, voci che si accavallano o arrivano in ritardo, assenza di tutta quella gestualità essenziale nell’insegnamento. Manca la pacca sulla spalla, il girare tra i banchi e indicare errori o esortare alla concentrazione”.

Quali misure adotterebbe?

“Io sono per la scuola in presenza ma rispettando tutte le misure di sicurezza. Non è mai stato messo mano al piano dei trasporti, per organizzarli e intensificarli. Non sono stati attivati i presidi socio sanitari per le scuole come la Regione aveva annunciato doveva accadere dal primo febbraio. Nel frattempo le scuole le chiudiamo ma i bar restano aperti. Un’incoerenza totale che mi fa rabbia. Si dovrebbe piuttosto costringere i ragazzi, come accaduto in alcuni paesi della provincia, penso a Conversano, a uscire solo se accompagnati da adulti dopo le 16. Per loro il percorso dovrebbe essere casa scuola casa. Così si conterrebbero i contagi e a scuola non ne avremmo. Per il resto ordinanza e atteggiamenti dei genitori sono incomprensibili”.

Cosa ne pensa delle ultime ordinanze sulla scuola della Regione?

“Sono un delirio. Costringono a un continuo stop and go da impazzire, Noi siamo i servi di questo sistema ed eseguiamo ma ogni giorno ci svegliamo e non sappiamo se dobbiamo andare a scuola o meno, se ci troveremo i ragazzi o no. Lasciare la scelta ai genitori è stato da irresponsabili. A volte mi trovavo con quattro ragazzi in presenza e altri 25 a distanza con la didattica mista, un po’ dovevo stare attenta al computer un po’ parlare con chi era in classe. Eppure la nostra scuola è una delle meglio organizzate, abbiamo anche il parafiato in classe. Ma se fuori dalla scuola non si rispettano le regole e si ascoltano interviste nelle quali i ragazzi rivendicano la loro “libertà all’aperitivo” ti fai prendere dallo sconforto, ascolti il continuo passaggio delle ambulanze e pensi: non ne usciremo più. Per i ragazzi i professori ci sono, ci sono sempre, in classe e non. A me uno studente ha scritto per un compito alle 11 di sera e non ho esitato neanche un minuto a rispondergli”.

Ci sono quindi responsabilità politiche e personali

“Vediamo arrivare comunicati che sembrano la fiera delle vanità, poi sai che l’ospedale Covid in Fiera non è ancora partito e che ci sono anziani che aspettano inutilmente il vaccino e persone fragili, malate, superate nelle liste dai soliti furbi. Non si lavora così, con continue giravolte politiche e i ragazzi che senza un punto di riferimento e un orizzonte se ne infischiano. Ci si sente come servi alla mercé di decisioni prese sulla nostra testa, da chi è sopra di te e comanda. Io obbedisco, ma sono decisioni che arrivano spesso da chi non è titolato a parlare”.

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