Mercoledì, 4 Agosto 2021
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Sanità in Puglia, col Covid nel 2020 il 50 per cento in meno di screening alle donne. Allarme Cisl: "Recuperare i ritardi"

La fotografia dell’effetto pandemia sulle prestazioni della sanità pugliese è scattata dallo studio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: 91 mila per quello mammografico e 17 mila per lo screening colorettale. Castellucci: "Usiamo il Pnrr"

Oltre 166 mila donne in meno chiamate per gli esami di routine dello screening cervicale (52,6 per cento). Circa 91 mila per quello mammografico (51 per cento) e 17 mila per lo screening colorettale (21,2 per cento). Centinaia di persone con diagnosi soggette a cure ma che lo ignorano. La fotografia dell’effetto Covid sulle prestazioni della sanità pugliese è scattata dallo studio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, la più accreditata per misurare le prestazioni sanitarie in Italia. Quelle ambulatoriali riferite al 2020 in Puglia si sono ridotte di oltre il 29 per cento rispetto al 2019, così come i ricoveri programmati per chirurgia sono calati di oltre il 20 per cento. Dati riportati dalla Cisl regionale che lancia l’allarme sulla sanità e l’organizzazione di Asl e ospedali e invita la Regione, a cominciare dall’assessore alla Salute, Pier Luigi Lopalco, a porre rimedio nel più breve tempo possibile a una situazione complicata.

“Recuperare i ritardi – spiega Antonio Castellucci, segretario regionale del sindacato -  significa affrontare anche il quotidiano, nonché assistenza sanitaria ordinaria e post Covid. La pandemia ha di fatto resettato molti processi organizzativi delle aziende sanitarie locali sull'intero territorio regionale; ora è necessario pianificare gli interventi in modo da definire le priorità, mettendo in campo ogni risorsa umana, strumentale ed economica disponibile. Constatiamo che numerosi sono stati i cittadini, per paura di essere contagiati e nello stesso tempo causa anche le sospensioni delle prestazioni sanitarie ordinarie, e malgrado sapendo di essere a rischio tanti cittadini non si sono recati nei luoghi di cura. Oggi è necessario che le Asl territoriali si riattivino in modo da poter garantire assistenza e cure sanitarie sempre più appropriate anche a coloro che per vari motivi non si sono curati, magari ampliando per esempio le attività ambulatoriali e quant'altro necessario per recuperare tali ritardi”.

Un invito che non confermerebbe invece le performance della Regione in tema di prestazioni sanitarie e Lea (livelli essenziali di assistenza) del 2018 e 2019 che promuovono “promuovono” la Puglia secondo il ministero della Salute. La pandemia ha cambiato le carte in tavola, come del resto nelle altre regioni. E la Cisl prova a lanciare l’idea dell’uso dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza in arrivo con Next genaration Eu. “Da tempo la Cisl pugliese – spiega ancora Castellucci - sostiene che bisogna convertire gli ospedali chiusi e ottimizzare le risorse a disposizione. Dalle prossime settimane occorre entrare più nel merito sui progetti e sulle risorse disponibili alla Puglia relativamente al Pnrr. Su questo per esempio c'è la trasformazione e la istituzione delle di alcune strutture in case-ospedali di comunità, pertanto per non ripetere gli errori del passato, si tratta di acquisire, da parte della Regione anche le nostre proposte costituendo un gruppo di lavoro regionale per la governance del sistema previsto dal Pnrr”.

Iniziative da intraprendere nel più breve tempo possibile secondo il sindacato, soprattutto per far fronte alle prestazioni più importanti. L’obiettivo è quello di iniziare un cammino post Covid che garantisca la normalità dell’assistenza sanitaria, come previsto nell'accordo sottoscritto nel 2016 tra organizzazioni sindacali confederali e Regione. “Il dato che abbiamo rilevato – aggiunge infine Castellucci - è un dato oggettivo, purtroppo anche allarmante, tantissime sono le persone che non hanno potuto accedere agli screening ed oggi sono a rischio e che nessuno, compresi gli stessi interessati non conoscono bene il vero stato di salute. I dati sui Lea, non li contestiamo, anzi fa ben sperare che siamo sulla strada giusta, e su questo va dato atto del percorso che si è intrapreso; però, il dato più generale ci induce a preoccuparci molto se non si interviene immediatamente con una forte campagna di prevenzione, di cure e assistenza in particolare sulle fasce più fragili e di tanti anziani, oggi in tanti casi con forti criticità sociali ed economiche e che rendono difficile, se non impossibile le loro cure”.

(foto di repertorio Today.it)

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