Venerdì, 17 Settembre 2021
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Crisi afghana, la Caritas di Bari si mobilita per l'accoglienza delle famiglie in fuga: "Servono appartamenti e strutture"

"Dinanzi alle scene drammatiche – scrivono i responsabili - vorremmo prepararci a possibili accoglienze attraverso corridoi sanitari ed umanitari in collaborazione con l'ufficio Migrantes"

Gli effetti della crisi afghana sono da giorni palpabili anche in Puglia e la Caritas di Bari si attiva per l’accoglienza. Gli sbarchi di migranti in fuga via mare attraverso la Turchia dopo la presa di Kabul da parte del Talebani si ripetono ogni giorno. A ciò si aggiunge il ponte aereo messo a disposizione del governo, che vede l’impegno anche della Regione e della Protezione civile in favore di interi nuclei familiari (il governatore Michele Emiliano ha annunciato l’accoglienza di 40 profughi in arrivo da Roma, sistemati per la quarantena nei Covid hotel). È su indicazione del vescovo Giuseppe Satriano che la rete dei volontari Caritas si è messa in moto per la ricerca di strutture adeguate. Lo fa con una lettera aperta per poter dare il proprio contributo.

"Dinanzi alle scene drammatiche – scrivono i responsabili della Caritas - vorremmo prepararci a possibili accoglienze di famiglie o singoli soprattutto attraverso corridoi sanitari ed umanitari (non ancora attivi). In collaborazione con l'ufficio Migrantes, al momento, riteniamo opportuno costruire una rete di accoglienza diocesana per far fronte tempestivamente a questa emergenza umanitaria che non può lasciarci indifferenti”. Di qui l’appello, affinché si possano individuare appartamenti e strutture che possano accogliere nuclei familiari o comunque cinque o sei persone. Sul territorio ne servirebbero al momento da due a cinque.

Un’organizzazione che si aggiunge a quella delle istituzioni già partita i giorni scorsi, come per il Comune di Bari. "La Città di Bari  - aveva spiegato il sindaco Antonio Decaro in un post su Facebook.- insieme ai comuni dell'Anci ha comunicato al Governo la disponibilità ad ampliare il proprio progetto della rete Sai (Sistema di Accoglienza e Integrazione) rispetto ai posti specifici per i collaboratori afghani e le loro famiglie, come primo passo per garantire nel prossimo futuro un impegno internazionale per l'accoglienza e l'integrazione di donne e uomini in queste ore in fuga dal loro Paese". 

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