Librerie riaperte già da martedì, l'idea fa discutere anche a Bari: "Non siamo supermercati. Rischio sicurezza e disfatta economica"

Una delle più note librerie cittadine, Prinz Zaum, ha scritto al sindaco Antonio Decaro per spiegare gli effetti negativi di una riapertura anticipata. L'assessore Pierucci: "I domicili già funzionano bene"

Le prime saracinesche a rialzarsi, dopo il lockdown totale saranno quelle delle librerie: è l'effetto che da martedì sarà visibile in tutta Italia dopo il decreto del presidente del consiglio Giuseppe Conte che, nel prolungare le restrizioni anti-coronavirus e le chiusure delle attività economiche essenziali, ha però depennato dalla lista cartolerie, negozi d'abbigliamento per bambini e, appunto librerie. Nei giorni scorsi vi erano state richieste per 'allentare' la morsa, dopo un mese di quarantena, su alcune realtà riguardanti la fruizione della cultura e il mondo dei più piccoli. Il rischio, però, è che basti un piccolo spiraglio per vanificare i sacrifici che gli italiani stanno facendo da mesi, magari con la scusa di andare a comprare un libro, in un Paese dove si legge pochissimo: uin vero e proprio paradosso.

Una notizia accolta con sensazioni contrastanti anche a Bari dove alcuni giorni fa una delle più note librerie cittadine, Prinz Zaum, ha scritto al sindaco Antonio Decaro per spiegare i rischi di una riapertura anticipata: "Mentre sono ancora in vigore i decreti che impediscono gli spostamenti se non per necessità impellenti - si legge -, da martedì si chiederebbe a noi lavoratori e ai nostri fruitori di tornare a muoverci per le vie di Bari per raggiungere le nostre librerie. I nostri amici che volessero venire in libreria cosa dovrebbero scrivere sull’autocertificazione? Impellente bisogno di Camus? Inderogabile bisogno di Hegel? A quanti metri dovrebbero abitare quelli che ci vengono a trovare?"

"Il Governo -  prosegue Prinz Zaum -, nel formulare questa ipotesi, ha probabilmente recepito una lettera che ha recentemente circolato a firma di alcuni scrittori e grossi editori, circa la necessità di garantire “la cura delle anime” e i “denti spirituali”. Ma Lei e molti altri sindaci, a differenza del Governo, conosce il tessuto cittadino e sa bene che i lettori non sono anime circolanti nell’aere ma corpi circolanti per strada".  E ancora: "Sappiamo bene che la fase 2 e la fase 3 in risposta alla pandemia dovrà contemplare ingressi contingentati nei locali commerciali, distanze di sicurezza, areazione degli spazi, adozione di alcuni presidi sanitari. Per molti esercizi una ripresa di questo tipo sarà una disfatta economica perché garantirà non più del 10% dell’attività pregressa con ripercussioni gravi sulla tenuta finanziaria che comprende non solo gli stipendi ma anche il pagamento degli affitti, delle utenze, delle fatture di acquisto. Il Governo ci promette di accedere a un credito che sarà un nostro debito. Noi in risposta ci promettiamo di fare di più e meglio ma stando nel particolare delle nostre attività che non sono generiche e equiparabili ad altri esercizi. Le librerie sono dei presìdi culturali che vivono solo nell’esercizio di cura del pubblico, nella creazione di comunità culturali e sociali, che svolgono promozione della lettura, eventi, dibattiti, occasioni multidisciplinari in concerto con altre associazioni e gruppi informali" conclude la libreria.

Tante obiezioni puntuali, alcune condivise anche dall'assessore cittadino alle Culture, Ines Pierucci: "Sono d'accordo. La libreria non è una farmacia o un supermercato in cui si può andare in maniera frettolosa, nonostante un libro sia un bene di prima necessita". A Bari, in queste settimane, sta funzionando il servizio di consegna a domicilio, anche con richieste da quartieri periferici, segno che la cultura non si ferma, rispettando le norme di distanziamento sociale: "La riapertura - analizza Pierucci - dovrà fare i conti con i sistemi di sicurezza per librai e dipendenti e per questo ritengo ci sia anche poca convenienza nel riaprire adesso. In libreria ci si dia appuntamento. Questo non avviene al supermercato. Il paradosso, però, è che le librerie sono esercizi commerciali, quindi devono fare i conti con la tutela della salute e con tasse. I librai hanno bisogno di risposte come tutti, ma non possono essere paragonati agli esercizi commerciali. Per questa ragione il dialogo tra il Comune e le librerie è attivo ogni giorno, per trovare soluzioni adeguate alla situazione". Nel frattempo, martedì si vedranno i primi effetti della riapertura per tracciare un primo quadro dei problemi da affrontare.

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