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Denatalità, il 51% dei baresi non ha figli: "Fra le cause principali la mancanza di lavoro stabile"

I dati emergono nella ricerca realizzata da Changes Unipol ed elaborata da Ipsos. Il 35% ritiene insufficienti le attuali politiche a supporto della famiglia

Un barese su 3 (35%) ritiene insufficienti le attuali politiche a supporto della famiglia. Il 51% dei baresi non ha figli e, tra questi, per il 21% non è un progetto di vita. È quanto emerge da 'Gli italiani e la denatalità, la ricerca realizzata da Changes Unipol ed elaborata da Ipsos, finalizzata ad analizzare la situazione familiare in Italia e i motivi, le conseguenze e le misure a supporto della denatalità.

L’osservatorio rileva come tra coloro che rimandano o non progettano di avere figli, la motivazione principale sia quella lavorativa (34%). Nel dettaglio, la mancanza di un lavoro stabile (21%) rappresenta il principale deterrente. I timori per la mancanza di supporto alle famiglie rappresentano il secondo ostacolo per il 26% dei baresi. Meno rilevanti la preoccupazione per il contesto socio-economico (18%) e le motivazioni economiche personali, che preoccupano solo il 16% dei baresi.

Tra le iniziative per contrastare la denatalità, per oltre il 60% dei baresi sarebbero particolarmente efficaci l’introduzione di incentivi al lavoro femminile (dalle detrazioni per i servizi di cura alla promozione del lavoro flessibile), il rafforzamento delle politiche di sostegno alle famiglie per le spese educative e scolastiche e per le attività sportive e culturali, la riforma dei congedi parentali con l’introduzione di congedi di paternità, la promozione dell’autonomia finanziaria dei giovani con un sostegno per le spese universitarie e l’affitto della prima casa e, infine, l’istituzione di un assegno universale mensile per ogni figlio a carico fino all’età adulta.

Rispetto al resto d’Italia, il 40% dei baresi offre un giudizio positivo sulle attuali politiche a supporto della famiglia (valore significativamente superiore rispetto alla media italiana del 23%) rispetto a un 35% dei cittadini che le ritiene invece insufficienti.

In questo contesto, anche le aziende possono avere un ruolo nel favorire la natalità: 1 barese su 2 apprezzerebbe aiuti economici da parte dell’azienda (49%), principalmente tramite rimborsi per i costi sostenuti dalla famiglia per le spese scolastiche (24%) e piani di assistenza integrativa per le visite specialistiche private a prezzo ridotto per i figli (22%). Maggiore flessibilità di orario e la modalità di lavoro da remoto (tutto o in parte), potrebbero ulteriormente contribuire a contrastare la denatalità per il 43% dei baresi. 

Il 51% dei baresi non ha figli e, tra questi, per il 21% non è un progetto di vita rispetto a un 38% che progetta di averne in futuro. Dall’altra parte, tra chi li ha 49%, più della metà dichiara di averne almeno due. Circa il 31% dichiara di avere un solo figlio, mentre il 17% 3 o più figli. Lo studio rivela che Bari è, con Verona, la città italiana con la media più alta di figli (1,9 a famiglia).

Secondo i baresi la denatalità influirà negativamente soprattutto sul sistema pensionistico (30%) davanti a spopolamento delle aree non urbane (28%) e alla crescita del Pil (28%). Destano minor preoccupazione un potenziale crollo del mercato immobiliare (23%) e il mantenimento della gratuità del Servizio Sanitario Nazionale (23%).

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