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Quel disagio silenzioso degli adolescenti e la 'vergogna' del dolore: "Spieghiamo ai ragazzi che la tristezza non è un tabù"

Domenico Diacono da cinque anni porta nelle scuole la storia di sua figlia Antonella, che a 13 anni si è tolta la vita, per parlare di salute emotiva, aiutare i ragazzi a riconoscere il loro malessere e a chiedere aiuto: "A loro dico: non abbiate paura di dire che qualcosa non va, non sentitevi soli"

"Quando andiamo nelle scuole, a parlare con i ragazzi, a raccontare la storia di Anto, la prima cosa che cerco di dire loro è questa: se state male, parlate. Non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto, di dire che c'è qualcosa che non va". Da cinque anni, da quando sua figlia Antonella non c'è più, Domenico Diacono incontra gli studenti delle scuole medie e superiori di Bari e provincia. Antonella aveva 13 anni quando si è tolta la vita. Antonella non aveva chiesto aiuto, aveva tenuto nascosto il suo dolore interiore. Attraverso l'associazione fondata in sua memoria, 'Anto Paninabella', Domenico e sua moglie Angela, con grande forza, portano avanti una serie di iniziative di sensibilizzazione, rivolte a giovani e adolescenti, ma anche a educatori e operatori scolastici, per parlare, anche attraverso le parole e le riflessioni che la stessa Antonella ha lasciato, di educazione alle emozioni e salute emotiva, di depressione e di disagio giovanile. 

"Spieghiamo ai nostri ragazzi che la tristezza non è un tabù"

Un disagio che troppo spesso i ragazzi fanno fatica ad esprimere, chiusi in un senso di solitudine che li spinge a sentirsi "diversi", "difettosi", a vergognarsi di sé stessi. "Nel parlare con loro - racconta Diacono - salta fuori sempre lo stesso punto: la vergogna. La vergogna di non essere all'altezza delle aspettative, di chi sta intorno, ma anche di se stessi. La preoccupazione costante per la performance, il 'devo sempre andare bene, non devo deludere le aspettative', è un dramma". Così un fallimento, un'aspettativa non soddisfatta possono diventare qualcosa di intollerabile. Pochi giorni fa, le cronache nazionali hanno raccontato la storia di Riccardo, il 26enne morto nello schianto contro un albero alla vigilia della sua laurea, che in realtà non ci sarebbe mai stata. Ma quello di Riccardo, che a nessuno aveva raccontato delle sue difficoltà, è solo l'ultimo caso. "C'è una cosa - dice il papà di Antonella - su cui ho riflettuto tanto in questi anni. Deve essere chiaro a tutti, ai genitori, agli insegnanti, a tutti quelli che stanno vicino ai nostri ragazzi, che la tristezza, la disperazione, non sono un tabù. Sono una cosa di cui si può parlare. Dobbiamo rendere chiaro ai nostri ragazzi che nel momento in cui stanno male non si devono vergognare, nel momento in cui sbagliano, ci sta. Non devono avere paura di parlare, di raccontare, non devono sentirsi soli nella loro sofferenza". Dall'altra parte, è necessario che gli adulti sappiano accogliere quel dolore, quella richiesta di aiuto, nella maniera adeguata. Senza sminuire, senza riportare tutto al 'semplice' essere ragazzi, adolescenti. "Se dovessi riassumere quello che i ragazzi chiedono - racconta ancora Diacono - basterebbero poche parole: 'Prendeteci sul serio, non minimizzate tutto quello che succede'".

Il dolore dell'indifferenza e l'importanza del 'prendersi cura'

Ma parlare di disagio giovanile, di educazione alle emozioni, significa parlare anche di relazioni, di amicizie, di quelle esperienze che i ragazzi vivono e che possono incidere profondamente, diventare fonte di sofferenza. Bullismo, cyberbullismo sono temi sempre più ricorrenti. "Ma prima ancora di arrivare a parlare di questi fenomeni, che hanno caratteristiche ben precise - dice Domenico Diacono - dobbiamo tenere presente che anche la stessa indifferenza è una forma di violenza". Proprio per questo, la lotta ai pregiudizi, la riflessione sul 'prendersi cura degli altri' sono alla base dell'impegno dell'associazione 'Anto Paninabella', che promuove anche un concorso scolastico regionale sul tema. "Durante i nostri incontri, mostro sempre l'immagine della piramide della violenza: in cima c'è la violenza fisica, ma alla base c'è la mancanza di empatia. Se non ci esercitiamo a metterci nei panni degli altri, non riusciamo a capire quanto una cosa che a noi sembra piccola, uno scherzo, nell'altro può toccare delle corde che noi non capiamo, può fare tanto male". Dinamiche che, talvolta, passano anche attraverso social e smartphone, ormai parte integrante della vita di giovani e adolescenti: nei giorni scorsi, il caso di una 13enne che si è tolta la vita a Monopoli ha riportato all'attenzione proprio questo aspetto. Ed è per questo che parlare di empatia, di attenzione all'altro, di rispetto delle diversità, diventa particolarmente importante.  "Quando affrontiamo questo tema con i ragazzi - sottolinea Diacono - vediamo che tanti ci riflettono, cominciano a pensarci: mi sembra che i ragazzi di oggi abbiano molta sensibilità, e un livello molto alto di consapevolezza".

'Note per Anto' e il progetto degli 'scaffali' per le scuole

Tra altre iniziative promosse dall'associazione, c'è l'evento 'Note per Anto', che si tiene ogni anno a dicembre, mese in cui Antonella avrebbe festeggiato il suo  compleanno. L'appuntamento è per il prossimo 12 dicembre nell'auditorium del liceo Salvemini a Bari. La manifestazione sarà l'occasione per raccogliere fondi a sostegno delle attività dell'associazione e finanziare un nuovo progetto indirizzato alle scuole: l'idea è quella di creare uno 'scaffale' mettendo insieme più libri sulle tematiche trattate dall'associazione, e regalarlo agli istituti che vorranno utilizzare i testi per svolgere delle attività con i ragazzi (tutte le informazioni sull'associazione sono reperibili alla pagina Fb Anto Paninabella).

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