Sei giovanissimi migranti accolti dalle famiglie baresi: "A settembre altri 16 nuclei coinvolti nel progetto"

L'iniziativa è promossa dall'Assessorato al Welfare in collaborazione con il Tribunale per i minorenni, il Garante regionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e la facoltà di Scienze Politiche dell’Università

Sei tra minori stranieri non accompagnati e neomaggiorenni sono stati accolti da alcune famiglie baresi nell'ambito del progetto 'Famiglie senza confini', promosso dall'Assessorato al Welfare in collaborazione con il Tribunale per i minorenni, il Garante regionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “Aldo Moro”. L'obiettivo dell'iniziativa è di offrire a questi ragazzi, fuggiti dalle loro terre senza la guida dei genitori e in assenza di un tutore legale, la possibilità di vivere in un contesto familiare che possa aiutarli a guardare con maggior fiducia al futuro.

Le attività, spiega Palazzo di Città, "dopo un’indagine accurata sulla metodologia da adottare, vista l’esiguità di esperienze simili sul territorio europeo, sono partite nell’autunno del 2018 prevedendo in fase di avvio una formazione ad hoc curata da due tecnici dell’assessorato al Welfare, un’assistente sociale e lo psicologo dell’ufficio Immigrazion della Coop Gea, con cinque incontri della durata di 2 ore ciascuno. Dopo i primi colloqui conoscitivi delle coppie e dei single interessati all'accoglienza, avvenuti a gennaio, seguiti dalle visite a domicilio dei referenti del progetto, a febbraio vi sono stati altri incontri con i responsabili delle struttre d'accoglienza. L'ultimo passaggio ha riguardato la conoscenza del primo gruppo di sedici ragazzi, dei quali sei minorenni, cinque neomaggiorenni e quattro maggiorenni di età tra i 19 e i 20 anni

“Dopo mesi di lavoro e di incontri, di ascolto e di valutazione delle motivazioni, delle disponibilità e dei desideri delle persone coinvolte, sono partite le prime esperienza di accoglienza in famiglia di minori stranieri non accompagnati - commenta l’assessora al Welfare Francesca Bottalico -. Parliamo di giovanissimi, soprattutto ragazzi africani, che hanno dovuto affrontare in solitudine esperienze difficili, spesso traumatiche, durante la fuga o la migrazione e che hanno bisogno più che mai di riferimenti affettivi ed educativi anziché di strutture istituzionali per elaborare il dolore e riuscire ad andare avanti. Le famiglie che hanno scelto di accoglierli sono coppie, eterosessuali e omosessuali, e single fortemente motivati a intraprendere un percorso inevitabilmente  complesso ma ricco di amore e condivisione. Ogni esperienza sarà comunque seguita nei suoi sviluppi dall’equipe di progetto  attraverso incontri di individuali e congiunti con i ragazzi, le famiglie e gli operatori, e nell’ambito di gruppi di incontro dedicati a specifici temi per i quali è stato espresso un bisogno di approfondimento. Sono convinta che queste prime esperienze daranno coraggio a molte altre persone che credono che offrire una possibilità, aprire il proprio cuore e la propria casa a un ragazzo o una ragazza già segnati dal dolore possa essere un percorso di cura e di vita per tutti" conclude Bottalico.

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