Covid e rischio nuovi focolai, Decaro: "Tso per chi rifiuta cure? Può essere uno strumento utile"

Il sindaco di Bari e presidente Anci interviene nel dibattito scaturito dal caso dell’imprenditore veneto che pur essendo positivo al coronavirus non si era sottoposto a cure e isolamento: "Opportuno poter obbligare al trattamento chi rifiuta di collaborare, il governo valuti come"

"I trattamenti sanitari obbligatori (Tso) possono essere uno strumento molto utile, in casi estremi e ben definiti, per tenere sotto controllo l'epidemia, isolando i possibili diffusori del Covid 19 che violino le norme di quarantena". Così Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente Anci (Associazione dei Comuni Italiani), in un'intervista alla Nazione interviene sul dibattito scaturito in questi giorni dal caso dell'imprenditore veneto che, pur risultato positivo al coronavirus, ha rifiutato cure e quarantena, dando origine ad un nuovo focolaio.

In queste ore, il ministro della Salute, Roberto Speranza, sta valutando l'ipotesi di trattamenti sanitari obbligatori nei casi in cui una persona risultata positiva al Covid rifiuti le cure.

"I trattamenti sanitari obbligatori - spiega Decaro nell'intervista - sono competenza dei sindaci sulla base di una legge del 1978. Su richiesta dei sanitari si fa un Tso e, trattandosi di una restrizione della libertà personale, questo poi viene giustamente vagliato dal magistrato. Ora, in sede di conversione del decreto Cura Italia, il Parlamento ha inserito una norma che affida a noi dal 22 maggio il potere di ordinanza in materia di quarantena. Quindi per chi viola la misura, il sindaco, su richiesta dell Asl o magari degli organi di polizia che riscontrano la trasgressione, può disporre il Tso". 

"All'inizio - dice ancora il presidente Anci - abbiamo fatto la scelta di cedere i poteri di ordinanza sanitaria locale in materia di Coronavirus per evitare che ogni sindaco gestisse in autonomia l'epidemia quando invece serviva un'unica cabina di regia. Ora, il potere di ordinanza tornerà a noi a fine luglio. Ma è giusto che nella seconda fase, per aiutare a controllare i focolai, ci sia stato dato intanto il potere di disporre velocemente un Tso. Sarebbe opportuno e utile - precisa - poter obbligare al trattamento chi è positivo con sintomi ma rifiuta di collaborare. Se è trattabile a casa sua, va bene, altrimenti deve essere assistito in una struttura sanitaria. Ma che si curi e stia in quarantena è fondamentale per mettere sotto controllo i focolai. Sul come, valuti il governo".

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