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"Noi abbandonati", l'amarezza delle famiglie di persone con autismo: "L'isolamento produce danni enormi sui ragazzi"

Il 2 aprile è la Giornata della consapevolezza sull’autismo. Vittoria Morisco ha fondato l’associazione Asfa a supporto delle famiglie. È il punto di riferimento per un centinaio di bambini e ragazzi: "Attendiamo il vaccino, spero arrivi presto"

“Viviamo l’abbandono da parte delle istituzioni, come se l’autismo fosse una condizione che si possono permettere solo i  ricchi, abbiamo difficoltà a trovare fondi per il trattamento. Quindi già viviamo un abbandono generale, con la pandemia è peggiorato tutto”.Il 2 aprile è la Giornata di consapevolezza sull’autismo. Vittoria Morisco ha 42 anni ed è madre di cinque figli. Nicola, di 12, ha una delle forme più delicate di autismo, di grado 3. Nel 2017 ha fondato l’Associazione a Supporto Famiglie con Autismo (Asfa) e la Casa di Pandora di Palese, a nord di Bari. In pochi anni sono diventate punto di riferimento per un centinaio di bambini e ragazzi che hanno trovato un luogo dove crescere, confrontarsi, svolgere laboratori didattici, terapeutici e attività sportive, come la musicoterapia e acqua psicomotricità in piscina. Con la pandemia Covid si è tutto bloccato.

“Nicola – racconta - frequenta la prima media all’istituto comprensivo Grimaldi Lombardi del rione San Paolo. Dopo questi mesi di isolamento ha evidenti segni di regressione. Parla meno bene, ha disturbi del sonno, iperattività. E sono segnali, purtroppo, che registriamo in tutti i bambini e i ragazzi affetti da autismo. Noi amiamo dire più sport e meno medicine, non poter farlo è un colpo duro per loro. L’isolamento sociale causa un peggioramento della diagnosi”. Morisco descrive una condizione surreale dopo la quale molti bambini avranno difficoltà a recuperare le abilità acquisite, con ritardi nel linguaggio e nel controllo. Una condizione complicata perché non supportata a dovere dalle istituzioni.

“Quando attorno ai due anni di età – spiega - è diagnosticato l’autismo da parte dei medici le famiglie sono lasciate a loro stesse, senza nessun supporto o percorso prestabilito. Iniziano così i viaggi della speranza e i tentativi di capire in qualche modo cosa si può fare, tutto supportato dalle proprie risorse. Per questo qualche anno fa decidemmo di fondare l’associazione e il centro Pandora, per questo abbiamo deciso quest’anno di non celebrare in nessun modo il 2 aprile, perché le istituzioni non possono ricordare della nostra condizione solo in questa giornata. Né tanto meno le persone che allontano chi ne è affetto. Per fortuna – aggiunge - abbiamo 300 donatori e una quindicina di imprese che ci supportano, altrimenti non sapremmo come fare”. Eppure l’autismo rappresenta una vera e propria emergenza sociale. L’associazione fornisce numeri che fanno riflettere. Solo a Bari è stato diagnosticato a 660 tra bambini e ragazzi. Tutti attendono il vaccino, assieme alle persone che li assistono.

“Attendiamo indicazioni – dice -, sappiamo che dovremmo essere chiamati a giorni dal medico di famiglia. Speriamo il più presto possibile perché si vive in una condizione di angoscia, di preoccupazione. Nicola e gli altri nel frattempo non comprendono la situazione, come gli si spiega la pandemia? È un concetto che non afferrano, astratto. I virus non lo vedono e quindi non esiste. Capiscono solo che il mondo è cambiato, che bisogna usare la mascherina, igienizzare le mani e non incontrare gli amici. Ma non oso immaginare cosa possa accadere nella psiche di un bambino in questo periodo. Per questo – conclude - preferisco non pensare a chi scavalca gli altri nelle priorità dei vaccini o alle anomalie del nostro sistema sanitario”.

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