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Barca confiscata alla mafia contenitore sociale e opportunità di lavoro: Salesiani da tutta la Puglia per Bari social boat

SessantacinquS futuri educatori, accompagnati da don Giuseppe Russo, nuovo referente del Redentore, hanno preso visione del progetto del ministero della Giustizia, accolti anche da Pinuccio Fazio

Sessantcinque futuri educatori provenienti da strutture salesiane di tutta la Puglia hanno potuto prendere visione del progetto Bari social boat. Giovani, con una media di età di 15 anni, sono stati accompagnati da don Giuseppe Russo, nuovo responsabile dell’oratorio del Redentore del rione Libertà di Bari, hanno potuto vedere coi loro occhi, salire a bordo e toccare con mano Kalimché, il nome dell'imbarcazione confiscata alla camorra e concessa dal ministero della Giustizia per le attività di inclusione attiva di minori a rischio devianza, con la collaborazione di varie associazioni, tra cui Libera, Marcobleno e la fondazione Orizzonti solidali di Megamark. Un’imbarcazione di 12 metri sulla quale i trafficanti di vite di migranti hanno stipato non meno di 50 persone, trasformata in opportunità di formazione e lavoro per ragazzi a rischio devianza, con alle spalle condanne penale, e luogo di socialità, e una biblioteca galleggiante attraverso Bari social book, il progetto dell’assessorato comunale al Welfare che porta letture, libri e biblioteche in vari luoghi della città. L'idea delle associazioni in campo è quella di riuscire a utilizzare altre due due imbarcazioni. Così, l'attività dei giovani educatori è stata l'occasione per fare il punto sul progetto e ascoltare, per molti la prima volta, la storia di Michele Fazio, il 16enne ucciso per errore nel luglio del 2001 in un agguato nel cuore di Bari vecchia da ragazzi della sua età, affiliati ai gruppi della criminalità organizzata. Una storia di impegno civile per il raggiungimento della verità processuale e la diffusione della legalità nel quartiere e tra i giovani di tutta Italia da parte dei genitori, raccontata per voce del papà, Pinuccio.

“I ragazzi sono entusiasti del progetto e di ciò che avviene qui - racconta don Giuseppe Russo che ha ereditato il difficile compito di don Francesco Preite, il sacerdote antimafia impegnato nel rione Libertà per salvare decine di giovani, spostatosi a Roma per un altro incarico, quello di presidente dei Salesiani per il sociale – e pronti a raccontare e condividere questa esperienza nei loro oratori. La nostra collaborazione col progetto andrà avanti”. Alcuni ragazzi, seguiti nei loro percorsi di formazione, sono stati inseguiti infatti anche dall’oratorio del Libertà. La barca è ormeggiata nel porto di Bari nella darsena di Mar di Levante, teatro e protagonista anche con l’associazione A vele spiegate di iniziative sociali e culturali. “Bari è una città che deve riscoprire il mare – racconta il titolare Francesco Lorusso – e dove diffondere la cultura del mare, che non deve rimanere chiusa all’interno di circoli esclusivi. Il lavoro di questi ragazzi seguiti dal progetto è a tratti entusiasmante e ridà fiducia e noi e a loro, nonostante spesso ci si scontri con la burocrazia per accedere a pratiche e dare risposte a idee e iniziative”.

Sono venti quelli che hanno seguito una formazione sulla manutenzione, la motoristica e la vela dell’imbarcazione in tre anni di esperienza. Uno è stato assunto. Tutti con risultati dal punto di vista della mancata recidiva e delle prospettive di lavoro eccellenti. La scorsa estate le veleggiate sociali, iniziativa realizzata dall’associazione A vele Spiegate, con un programma di 100 uscite ha visto 630 persone tra adulti e minori, famiglie, anziani in rete con le associazioni, i centri sociali, con particolare attenzione a chi presenta disabilità motoria e uditiva e bambini e adulti non autosufficienti, salire a bordo. Tra i partecipanti anche gruppi di anziani, cittadini con disabilità motoria e uditiva e bambini e adulti non autosufficienti.  

“Qui – spiega Mario Cauto, uno dei volontari del progetto con Marcobaleno – i ragazzi impegnati con lavoro di squadra se non con equipaggi in mare comprendono il valore della parola noi al posto dell’io. Perché solo uniti, nel rispetto altrui, con trasparenza e onestà si ottengono i risultati”. E tra questi, quello di almeno raddoppiare se non triplicare il numero delle imbarcazioni, per un’idea divenuta oramai modello partito da Bari. “Le imbarcazioni confiscate alla criminalità organizzata – aggiunge Caputo – ci sono. Mancano ancora finanziamenti pubblici e sponsor privati, ma siamo convinti nei prossimi mesi di riuscire nel nostro obiettivo”.

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