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Covid, in Puglia la variante inglese è nel 93 per cento dei casi. Chironna: "È il momento più critico, misure necessarie"

La docente di igiene all'Università di Bari nonché responsabile del Laboratorio di epidemiologia molecolare del Policlinico è tra le curatrici dello studio: "È un dato che ci aspettavamo, ora speriamo negli effetti della zona rossa"

I timori hanno trovato conferma. Il 93 per cento dei ceppi virali riscontati nelle analisi del Centro di coordinamento regionale Lab Sars CoV-2(Aoic Policlinico) e Istituto Zooprofilattico di Puglia e Basilicata appartengono alla variante inglese. I dati sono riferiti allo scorso 18 marzo e spiegano come siano stati analizzati e sequenziati 126 ceppi virali, di cui 117 risultati appartenere al cosiddetto lineaggio B.1.1.7, vale a dire la variante inglese (non sono state invece riscontrate le varianti sudafricana e varianti brasiliane). Maria Chironna, docente di igiene all'Università di Bari nonché responsabile del Laboratorio di epidemiologia molecolare del Policlinico, è tra le curatrici dello studio.

“Ce l’aspettavamo fin dalla prima rilevazione avvenuta a dicembre – spiega -, purtroppo nell’arco di poche settimane si è arrivati a questi livelli di circolazione del virus. Era un dato del tutto atteso, si è verificato del resto quanto successo in altre regioni europee. È  per colpa della variante inglese che abbiamo questi picchi di contagio”. Chironna sottolinea come gli ultimi bollettini regionali sui contagi Covid riportino dati allarmanti purtroppo prevedibili che solo le misure restrittive rafforzate da zona rossa possono in qualche modo contenere, tra queste anche quelle della chiusura delle scuole e la didattica a distanza.

“Abbiamo come obiettivo – aggiunge l’epidemiologa -  quello di contenere la terza ondata con le misure ulteriormente restrittive varate in queste ore. Ne vedremo i risultati però solo fra qualche settimana ma è importante che le persone rispettino queste misure”.La preoccupazione è dettata soprattutto dalla pressione sugli ospedali e le terapie intensive, per quello che si può considerare il momento più difficile della pandemia.

“È sicuramente Il momento più difficile in termini di numeri e di casi conferma Chironna – la situazione è molto critica per questo è necessario monitorare una fase cruciale, senza possibili previsioni sul futuro se non la rilevazione degli effetti delle misure restrittive. Il momento critico lo si spiega proprio con la variante inglese, seguendo le misure adottate tra qualche settimana potremo vedere se la situazione sarà migliorata”.

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