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Maxi concorso infermieri Puglia, tanti precari in prima linea nell'emergenza Covid: "È dura, rischiamo di rimanere fuori"

Tra i 10mila concorrenti, tanti quelli che provano a rientrare dall'estero, Inghilterra, Germania, Polonia. A loro si aggiungono quelli impiegati nelle Asl e negli ospedali del Nord, dal Piemonte all'Emilia Romagna

Si sono iscritti in 17 mila. Hanno poi confermato la loro partecipazione in 10 mila. Lo vinceranno 566, ma ne saranno reclutati più del doppio. Lunedì 15 febbraio è partito, con qualche problema di assembramenti e mancato distanziamento ai cancelli di ingresso, il maxi concorso per infermieri della Regione nel Nuovo padiglione della Fiera del Levante. La cinque giorni, a due turni, mattina e pomeriggio, mira a dare un po’ di ossigeno alla pianta organica delle Asl di Puglia, ridotta negli ultimi anni da tagli e blocchi delle assunzioni. Una situazione precaria messa a nudo dalla pandemia Covid che ha anche fatto emergere le contraddizioni del sistema. “Per tanto tempo abbiamo formato centinaia di persone, passate dalle nostre università - spiega Saverio Andreula, presidente dell’ordine degli infermieri di Bari presente all’avvio della sessione di prova per i primi 1.900 candidati – ma poi reclutate all’estero, dalla Germania all’Inghilterra, quando nel nostro paese c’è uno dei peggiori rapporti tra popolazione e personale medico infermieristico in dotazione. Questo concorso è stato bandito nel 2019, prima dell’emergenza, ed è tarato su un numero di persone limitato. Credo che la graduatoria scalerà fino a 2 mila candidati”.

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Tra questi, tanti quelli che provano a rientrare, infermieri già al lavoro, reclutati in Inghilterra, Germania, persino in Polonia. A loro si aggiungono i tanti pugliesi e delle regioni limitrofe impiegati nelle Asl e negli ospedali del Nord, dal Piemonte, al Veneto, all’Emilia Romagna, pronti a tornare a casa. Ma i casi sono diversi e complessi, perché a partecipare ci sono anche molti infermieri già sotto contratto con le Asl di Puglia dopo aver risposto all’avviso pubblico del marzo scorso per far fronte alla pandemia. Hanno contratti in scadenza o di 36 mesi, e si trovano a concorrere con gli stessi colleghi con cui condividono ogni giorno la battaglia nei reparti Covid. Come Matteo, 30enne di Cerignola impegnato nella rianimazione Covid dell’ospedale Riuniti di Foggia.  “Ci giocheremo il posto - racconta - dopo aver lavorato in questi mesi difficili gomito a gomito. Tanti di noi rischieranno di rimanere fuori. Questo davvero non ha senso”. Mentre è in fila per il riconoscimento un suo collega accanto incalza: “Parte delle stabilizzazioni si sarebbero potute risolvere con la legge Madia perché il numero di infermieri necessari in Puglia è ben maggiore di quello previsto in questo concorso. Ci ritroviamo a lavorare, se pur precari, e ad affrontare questa prova non è facile”.

Anche Marco, 30enne di Barletta racconta come “lavorare nel reparto Covid e nel frattempo dover studiare per il concorso senza aver molto tempo ed energie è davvero complicato. Anche se sappiamo che il principio dei concorsi è proprio quello della concorrenza. Me la giocherò, comunque”. Le prove sono due. Una teorica con un test di 40 minuti e un’altra pratica di 20, affrontata da chi avrà passato la prima. Tra questi si augura di esserci anche Chiara, infermiera leccese impiegata nei reparti Covid dell’ospedale Perrino di Brindisi che mette in evidenza un altro aspetto problematico del maxi concorso. “Io sono già assunta a tempo indeterminato – spiega – ma ho da tempo provato a ottenere la mobilità per lavorare nella mia città. Siccome non si sa più nulla di quelle graduatorie, all’interno delle stesse Asl pugliesi, sono costretta a partecipare a questo concorso, col rischio di dover togliere posto a qualche collega precario, che è qui per ottenere un contratto definitivo. E come me ci sono tantissimi pugliesi o di regioni vicine che lavorano negli ospedali del Nord con contratto a tempo indeterminato. È una situazione – conclude – paradossale, ce si sarebbe potuta risolvere facilmente”.

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