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Sabato, 21 Maggio 2022
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"Servono investimenti sul personale sanitario": l'appello dell'Ordine dei medici per i fondi del Pnrr

Le parole di Filippo Anelli, presidente di Fnomceo e Omceo Bari durante il convegno “Sicurezza dei Medici e degli Operatori Sanitari in tempo di Pandemia: Prevenzione, Vaccini, Violenza”

"Spero sia definitivamente tramontata la politica scellerata dei tagli che ha considerato la salute un costo". Arriva da Bari la richiesta di maggiori tutele per il personale sanitario, anche grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e sviluppo: a chiedere un " un punto di svolta che porti a rispondere ai reali fabbisogni di personale" è Filippo Anelli, presidente di Fnomceo e Omceo Bari durante il convegno “Sicurezza dei Medici e degli Operatori Sanitari in tempo di Pandemia: Prevenzione, Vaccini, Violenza” organizzato in occasione della Giornata Nazionale di Educazione e Prevenzione contro la Violenza nei confronti degli Operatori Sanitari e Socio–Sanitari.

Annunciando al contempo che il 21 aprile a Roma si terrà una conferenza nazionale sulla questione medica. "Vogliamo che il governo dia risposte precise e straordinarie ai medici, perché straordinario è stato l’impegno dei medici in questi anni di emergenza" ha ricordato Anelli, aggiungendo che  "se la tragedia pandemica è avvenuta è anche perché il personale non era sufficiente. Quello che hanno fatto i medici e gli operatori sanitari è stato encomiabile, per la dedizione e la passione che hanno mostrato assistendo oltre 13milioni di contagiati in due anni, che si sono aggiunti al carico di lavoro ordinario. I medici hanno pagato prezzi altissimi ma hanno garantito comunque la salute".

"Come ha dichiarato oggi il Ministro Speranza, i lavoratori del nostro servizio sanitario nazionale sono il bene più prezioso che abbiamo. Dobbiamo allora costruire oggi la cultura della non violenza, la cultura della sicurezza e della solidarietà, tutte premesse fondamentali per una cultura della pace, che non è mai stata così attuale" - ha aggiunto Anelli, che insieme agli altri medici dell’Ordine di Bari esibiva una coccarda giallo/azzurra come simbolo di sostegno delle vittime ucraine. Anelli, ricordando l’anniversario della morte di Roberto Stella, il primo dei 372 medici morti durante l’epidemia da Covid-19, ha spiegato così la scelta di Bari per la celebrazione della giornata nazionale contro la violenza: “Abbiamo scelto Bari per celebrare questa giornata dedicata alla prevenzione degli episodi di violenza contro gli operatori sanitari, perché l’impegno dell’Ordine è partito dalla sensibilità che questa città ha avuto all’indomani dell’uccisione di Paola Labriola. Qui è cominciato anni fa un percorso che ha condotto all’approvazione della legge di contrasto alla violenza contro gli operatori sanitari”. L'Assessore Rocco Palese, nel sottolineare come la maggior parte dei casi abbia origine nella disorganizzazione dell’ambiente di lavoro e nello stress degli operatori, ha garantito l'impegno della Puglia su questo fronte: "Apriremo a giorni un tavolo di confronto sul tema della violenza e dell’uso dei fondi PNRR con gli ordini professionali e gli altri operatori sanitari che sono tra i principali interlocutori della regione per costruire l'efficienza del servizio sanitario" “Le istituzioni sono sulla giusta strada, come dimostra la legge di contrasto alla violenza contro gli operatori sanitari. - ha dichiarato Pierpaolo Sileri, sottosegretario al Ministero della Salute, intervenendo in videocollegamento - “L’insediamento dell’Osservatorio è il punto di partenza, perché permetterà di raccogliere dati preziosi tramite cui sarà possibile dare una dimensione reale al fenomeno delle aggressioni, ampiamente sottostimato. I dati consentiranno inoltre un’analisi accurata e rappresenteranno quindi un aiuto indispensabile al contrasto, partendo da quelle che sono state le carenze del passato, come la mancanza di personale. Spero quindi che con l’Osservatorio tutta la filiera che si occupa della governance del nostro servizio sanitario sia in grado di attivare processi per contrastare il fenomeno delle aggressioni, grazie al costante ascolto tra la base e il vertice delle strutture sanitarie”. Guido Rasi, Professore Ordinario di Microbiologia Clinica, Università Tor Vergata, già direttore EMA, ha affrontato il secondo tema al centro del convegno, quello della sicurezza durante la pandemia, delineando gli scenari per la strategia vaccinale di fronte alle possibili varianti del SAR-Cov2 e sottolineando come sia un successo aver avuto in 10 mesi 4 vaccini di una potenza e sicurezza straordinarie: “Molti pensano che il rapporto beneficio rischio sia costante, ma dipende da molti elementi: la circolazione virale, l’occupazione ospedaliera, la disponibilità di altri vaccini. Cosa ci dice questo sulla situazione attuale? Nel condurre una campagna vaccinale servono delle informazioni di supporto, oltre al beneficio rischio assoluto. Occorre considerare una serie di altre variabili e quindi attuare un continuo monitoraggio dell’efficacia e della sicurezza”. Rasi ha indicato come parametri da tenere sotto osservazione da ora a giugno la quantità di re-infezioni e chi si re-infetta. In uno scenario in cui ci sono soggetti esposti 3/4 volte al virus (tra contagio e vaccino) e con una memoria immunologica che sembra durare 15/16 mesi, occorre definire la strategia: decidere quindi se impegnarsi a ridurre il numero di re-infezioni, per evitare le ricadute sociali ed economiche, oppure valutare che sia preferibile concentrare gli sforzi sulle terapie antivirali disponibili. Data la situazione attuale e il venire meno della struttura commissariale potrebbe infatti non essere raggiungibile un picco simultaneo di immunità della popolazione e quindi non avere senso procedere con le quarte dosi, a meno che nel frattempo non emerga un vaccino capace di prevenire anche il contagio. Anche Silvio Brusaferro, Presidente dell’ISS, ha sottolineato l’importanza del monitoraggio, evidenziando la portata epocale della pandemia: “Oggi l’Italia ha un sistema di monitoraggio che mette insieme sorveglianza epidemiologica, sorveglianza genomica e poi una rete di sorveglianza sulle acque reflue. L’insieme di questi elementi, grazie anche ad una rete capillare fatta dai dipartimenti di prevenzione delle singole regioni, ci consente di aver un quadro continuamente aggiornato, con dati che il nostro Paese ha scelto di rendere sempre disponibili, in modo trasparente”. Rimane però fondamentale non cadere vittima del paradosso della prevenzione, come ha sottolineato Brusaferro: “Una delle caratteristiche della prevenzione è che quando funziona non si vede. Con il tempo si tende quindi ad ignorare il problema pensando che non esista e a ridurre gli investimenti, facendo così riemergere le criticità”.

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