Venerdì, 6 Agosto 2021
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Vent'anni fa la morte di Michele Fazio, vittima innocente di mafia: "Per la città fu uno spartiacque, oggi memoria sostiene l'impegno"

Intervista a don Angelo Cassano, referente di Libera Bari: "Un evento dolorosissimo che ha segnato un punto da cui la città è ripartita, la sua testimonianza è più viva che mai. Il percorso dell'antimafia sociale? Moltiplicare gli sforzi nella lotta alla povertà educativa e culturale"

Don Angelo Cassano alla cerimonia di commemorazione in largo Amendoni, a Bari vecchia, dove Michele fu ucciso

Sono passati vent'anni, ma la memoria di Michele è sempre e ancora "una testimonianza viva, che ci aiuta a ricordare tutte le vittime innocenti di mafia e a rafforzare l'impegno", perché quella tragica sera del 12 luglio 2001 "ha segnato uno spartiacque per Bari, un evento dolorosissimo che però, in qualche modo, ha segnato un punto da cui la città è ripartita". Perché da quel momento "è cominciata una presa di coscienza da parte della società civile" nei confronti di quello che era la mafia barese. Le parole di don Angelo Cassano, referente del presidio di Libera Bari, riassumono il senso di quello che la morte di Michele Fazio, vittima innocente di mafia a 16 anni, ha significato per la città di Bari. L'inizio di una presa di consapevolezza da parte di un'intera città nei confronti di quella mafia così radicata sul territorio, che andava contrastata, combattuta e non 'subita' o sopportata in silenzio. Quello stesso silenzio rotto dal coraggio di Lella e Pinuccio Fazio, i genitori di Michele, che hanno trasformato il loro terribile dolore in impegno, nella volontà di riscattare un intero quartiere e di portare la loro testimonianza soprattutto ai più giovani, per metterli in guardia, per ricordare che la mafia si combatte solo con l'impegno di tutti, perché è un fenomeno che riguarda tutti.

Quella sera del 12 luglio 2001 Michele sta tornando a casa sua, a Bari vecchia. Non ha ancora compiuto 16 anni, e come ogni giorno ha da poco finito il suo turno di lavoro in un bar. La sua famiglia al completo lo attende: c'è anche suo padre, Pinuccio, che fa il ferroviere e spesso è fuori, ma in quei giorni si trova a casa per un periodo di riposo. Non può sapere, Michele, che di lì a poco si troverà coinvolto in una sparatoria tra i clan. Quattro killer dei Capriati spareranno colpi destinati ai rivali del gruppo Strisciuglio: ma a rimanere ferito a morte sarà Michele, vittima innocente. "Prima di quel giorno - ha raccontato Lella Fazio in uno dei suoi interventi - quando sentivo che succedeva qualcosa in strada, mi chiudevo in casa, facevo finta di niente. Invece quella sera ho capito che non è così, che non è giusto. Oggi io lotto perché voglio che a più nessuno accada quello che è successo a mio figlio". Nel 2003 il caso viene archiviato: è allora, in particolare, che la battaglia di Pinuccio e Lella, la loro ricerca di verità e giustizia, si rafforza. Nel 2004, grazie all'impegno di magistratura e forze dell'ordine, il caso viene riaperto: nel 2005 arrivano gli arresti, poi le condanne. Pinuccio e Lella, con la forza del loro impegno, continuando a lottare nel loro quartiere, hanno rotto il muro di omertà dal di dentro, hanno scardinato logiche da tempo radicate.

Da quel 12 luglio di vent'anni fa molto a Bari è cambiato. "Bari ha preso più consapevolezza - dice don Angelo Cassano - sono sorte tante realtà, anche attorno a Libera, che hanno fatto un lavoro eccezionale, soprattutto in campo educativo, culturale, nel contrasto alle povertà. E' importante cercare di far capire che le mafie e la corruzione mettono radici laddove nei territori non c'è una risposta, c'è la fragilità economica, dei bisogni. Penso anche all'importanza che ha avuto la confisca dei beni ai mafiosi, la possibilità di utilizzare questi beni per finalità sociali, trasformarli veramente in luoghi di progettualità, di lavoro, di crescita". Ma, sottolinea il referente barese di Libera, non si può abbassare la guardia. Serve quel costante impegno, sottolinea don Angelo, "a partire anche dalle piccole cose. Come cittadini imparare ad avere più rispetto del bene comune, avere più chiara l'idea che ciascuno di noi deve rispettare le leggi, deve non fare sconti, partire dal rispetto degli altri". Con un'attenzione particolare ai più giovani, che nel periodo più recente scontano anche i 'contraccolpi' della pandemia, con l'isolamento e lo stop a tante attività educative che essa ha portato con sè. "L'impegno nostro, di tutti coloro che credono nel percorso dell'antimafia sociale - afferma don Angelo Cassano - dev'essere sempre più di moltiplicare gli sforzi nella lotta alla povertà educativa e culturale: sono queste le sfide principali che abbiamo davanti. Per le nuove generazioni abbiamo forte questa preoccupazione, perché facilmente anche i ragazzi di buone famiglie possono diventare preda della mafia, con la mancanza di lavoro, di sogni e prospettive, si cade nel guadagno facile, e la mafia oggi possiede molte risorse che è disposta in qualche modo a mettere in campo. Penso ad esempio alla crescita di fenomeni come l'uso di droghe e lo spaccio cui stiamo assistendo negli ultimi anni. Credo che questo sia un aspetto su cui dobbiamo essere particolarmente vigili in questo momento". 

Intanto, nell'ambito delle iniziative organizzate sul territorio, Libera Bari si appresta a far partire, sebbene in una forma ridotta e rivisitata, l'esperienza dei campi estivi organizzati dall'associazione. 'Mafie e contrasto alla povertà' il tema degli incontri pomeridiani che, a partire da fine luglio, si terranno per una settimana negli spazi della parrocchia di San Sabino a Bari.


 

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