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Lunedì, 15 Agosto 2022
Attualità

'Obey Peace revolution', inaugurata la mostra al Teatro Margherita: "Arte che ci interroga sull'attualità"

L'esposizione resterà aperta fino al 28 agosto. Settanta le opere, per un percorso che si snoda lungo quattro temi: donna, ambiente, pace, cultura

Un viaggio visivo lungo settanta opere, che attraversa quattro punti tematici - donna, ambiente, pace, cultura - "stimolando riflessioni su temi umanitari, su passaggi esistenziali, su utopie sociali, su valori di giustizia al di sopra delle leggi". E' stata inaugurata questa mattina, negli spazi del teatro Margherita di Bari, la mostra 'Obey Peace Revolution', dedicata allo street artist americano Shepard Fairey, noto come Obey. L'esposizione (che sarà aperta solo di pomeriggio), a cura di Gianluca Marziani e Stefano Antonelli, è promossa dalla Città di Bari, prodotta e organizzata da MetaMorfosi Eventi con il supporto territoriale di Cime, con il sostegno di Regione Puglia, Teatro Pubblico Pugliese - Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura e Pugliapromozione, e la partecipazione della Fondazione Enzo Hruby.

Obey al Margherita: tutte le informazioni su orari e biglietti

Le opere in mostra  

In mostra opere provenienti da collezioni private "che fanno di Obey il prototipo fluido del nuovo artista politico, perché ha capito che i temi scottanti si affrontano con simboli e intelligenza visiva, con l’impatto rapido di un messaggio in cui riconoscersi senza confondersi". Tra queste, Diplomacy over violence, opera realizzata dall’artista a ridosso dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina in cui ha voluto reinventare la Marianna, simbolo della Francia e protagonista della sua Liberté, Egalité, Fraternité del 2018, “rivestendola” dei colori giallo e azzurro della bandiera della nazione invasa dalla Russia. Un’opera che è un vero e proprio un inno alla pace e alla presa di posizione contro la guerra, come spiega lo stesso autore: «Questa immagine simboleggia il mio sostegno al popolo ucraino e il mio sostegno a chiunque creda che la pace sia preferibile alla guerra. Date la priorità alla diplomazia e alla creatività rispetto alla violenza!». Tra le altre opere, anche 'Obama Hope', l'iconico poster ideato da Obey per la campagna presidenziale del 2008 di Barack Obama, poi divenuto il primo presidente afroamericano nella storia degli Stati Uniti. Obama stesso, in seguito, ha scritto una lettera all’artista (ugualmente esposta) ringraziandolo per il sostegno creativo dato alla sua campagna e per aver contribuito a risvegliare negli animi dei cittadini un sentimento di azione e partecipazione al cambiamento. "Obey incarna la perfetta connessione tra la retromarcia di un passato generativo e la versione fluida di un presente digitale dalla biologia cartacea - spiegano i curatori Gianluca Marziani e Stefano Antonelli. - Il suo sguardo processa i temi umanitari con un meccanismo editoriale che connette informazione e comunicazione, serigrafia multipla e preziosità estetica, ambiti locali e spazio globale. OBEY amplifica l’occhio collettivo sulle riflessioni morali, ridefinendo il confine tra arte pubblica e universo privato, lungo azioni conoscitive che diventano prese di coscienza sulla più grande e ambiziosa rivoluzione: la pace".

"Binomio turismo-cultura, a Bari offerta variegata e di qualità"

"Con questa nuova iniziativa Metamorfosi Eventi, dopo il realismo capitalista di Banksy, propone alla città di Bari l’incontro con l’universo artistico di un’altra figura iconica della street art contemporanea - ha commentato il sindaco Decaro - Parliamo di un artista che sin dai suoi primi passi ha scelto di provocare l’osservatore per innescare una riflessione sull’ambiente urbano e sul contesto sociale e politico in cui ciascuno si muove, producendo immagini divenute da tempo di culto in tutto il mondo. La mostra negli spazi del Margherita entra perciò a gamba tesa nell’attualità interrogandoci su alcuni dei temi più urgenti che siamo chiamati ad affrontare, individualmente e collettivamente, primo tra tutti la pace".

La mostra, ha ricordato il presidente della Regione Emiliano, "si colloca all’interno del vasto programma della Festa del Mare che, con il sostegno di Regione Puglia, Teatro Pubblico Pugliese e Pugliapromozione, consentirà di assicurare per tutta l’estate ai baresi e ai tantissimi turisti già arrivati e in arrivo un’offerta culturale diversificata e di qualità, facendo di Bari, insieme a Taranto, le Capitali pugliesi della Cultura 2022".

L'assessora alle Culture e al Turismo Ines Pierucci ha richiamato il percorso sull'arte pubblica già "avviato in città a partire dai quartieri periferici", con lo sguardo rivolto alla programmazione del 2023, in cui sarà ulteriormente delineato il futuro delle politiche culturali cittadine con riferimento all’arte contemporanea. "Dovremo attendere che il cantiere a cura della Soprintendenza ci restituisca l’ultimo lotto del Margherita - ha detto Pierucci - per farne finalmente quel museo delle arti e del contemporaneo al quale stiamo lavorando intensamente".

"È importante il lavoro in sinergia con il Comune di Bari per dare vita a eventi di questa importanza, in grado di attrarre turisti italiani e stranieri nell’ottica di quella destagionalizzazione del turismo su cui stiamo lavorando da tempo", ha evidenziato la consigliera regionale delegata al Turismo, Grazia Di Bari, mentre Luca Scandale, direttore generale di Puglia Promozione, ha ricordato come la mostra di Obey si ponga in continuità "nell’abbinamento fra turismo e cultura. Chi sceglie la Puglia per le vacanze si aspetta, oltre al sole e al mare, i piccoli borghi e l’enogastronomia, un’offerta sempre più variegata di eventi culturali". Per marco Giannotta, vice presidente del Teatro Pubblico Pugliese, quella con Pugliapromozione è "una sinergia che punta alla valorizzazione dell’offerta culturale in tutta la Puglia con attività di alto profilo".

"Si tratta di una mostra eccezionale - ha evidenziato Pietro Folena, presidente di MetaMorfosi Eventi - con oltre 70 opere, comprese due eccezionali opere uniche, Obey marittima e Santa Margherita, che racconta il complesso dei temi e delle battaglie civili su cui è impegnato l’artista americano. Un’arte che si fa politica, riempiendo il vuoto lasciato dalla vecchia politica e dal tramonto delle ideologie del passato".

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