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Giovedì, 19 Maggio 2022
Attualità Altamura

L'infezione e l'intervento in piena notte per rimuovere ovaie e parte dell'intestino: "Al Perinei hanno salvato mia madre"

La famiglia di Isabella, una donna di 67 anni, assistita dal personale del 118 da medici e infermieri dell'ospedale della Murgia, ringrazia pubblicamente il personale: "Sono stati meravigliosi"

“Hanno salvato la vita di mia madre. Voglio ringraziarli uno ad uno e che si sappia: anche in Puglia abbiamo personale sanitario d’eccellenza”. Teresa ci tiene a raccontare pubblicamente la vicenda a lieto fine che ha coinvolto la sua famiglia i giorni scorsi. La mamma, Isabella, 67enne di Cassano delle Murge, è stata ricoverata d’urgenza la sera dello scorso 24 marzo all’ospedale Perinei di Altamura. Dopo qualche ora è stata sottoposta a un intervento chirurgico, durato dalle 2 alle 7 e 30 del mattino, per porre rimedio alla perforazione dell'intestino e dell'utero e, di conseguenza, a una isterectomia. Un intervento delicato che ha visto l’arrivo in piena notte di medici e infermieri richiamati per un pericolo impellente e per rimuovere utero e ovaie.

“Lei è un’ex paziente oncologica – racconta la figlia che lavora come operatrice socio sanitaria in una struttura riabilitativa di Bari – a causa di una neoplasia al retto, risolta però grazie alla radioterapia.  Una quindicina di giorni fa ha iniziato ad avvertire dolori addominali molto forti. Stava terminando un ciclo di controllo e non voleva rivolgersi all’ospedale per paura del Covid. ‘Passerà’, diceva. E invece è peggiorato tutto dopo aver preso un integratore suggeritogli da un medico per far fronte a un presunto blocco intestinale. Ha iniziato a vomitare e ad avere dolori ancora più forti. Le è salita la febbre. A quel punto abbiamo chiamato il 118”.

Di qui il percorso sanitario d’urgenza raccontato dalla famiglia che ripete di voler ringraziare ed elogiare medici, infermieri e il resto del personale sanitario. A cominciare da chi è intervenuto nell’emergenza.

“È arrivata un’ambulanza da Santeramo in Colle – racconta ancora Teresa - e il personale a bordo è stato bravissimo. Lei aveva la febbre ma hanno compreso che non si trattava certo di Covid, ma di un’infezione in corso. Se l’avessero trasportata nel reparto dei contagiati non so se ce l’avrebbe fatta.  E invece le hanno fatto subito il tampone, naturalmente risultato negativo, e hanno iniziato immediatamente l’iter degli esami strumentali, ecografia, tac, esami del sangue. Prima che fosse portata lì non avevamo molta fiducia ma ci siamo affidati nelle mani dei medici e del personale, e ne siamo felici”.

Il racconto prosegue con le fasi più concitate di quella notte. “Ci hanno detto dopo un po’ che il problema era serio e che dovevano intervenire il più presto possibile. ‘Le faremo una stomia e quando apriamo vediamo cosa va fatto’, ci hanno riferito. Così è stato.  Hanno preparato la sala operatoria, abbiamo visto arrivare in piena notte dai sei ai sette medici, tra cui il direttore della ginecologia. Hanno aperto l’addome e hanno rimosso ciò che c’era da rimuovere, perché ovaie utero e un pezzo di intestino, danneggiati. Dopo le sette del mattino l’hanno riportata in reparto e, ora, a distanza di pochi giorni, ha ripreso energia, a rialzarsi e a mangiare. La sentiamo spesso e sta bene, tra qualche giorno la dimetteranno, poi saranno gli esami dell’esame istologico a comprendere quali siano state le cause della grave infezione”. Teresa ci tiene a sottolineare come esista personale coscienzioso e capace nella sanità pubblica pugliese.

“Se ne parla spesso male – ricorda – ma medici, infermieri e operatori sanitari validi, attenti e cortesi sono la maggior parte. Ci teniamo a ringraziare tutti, a partire da quelli del 118 e del pronto soccorso, che si sono mobilitati per primi, alla dottoressa Lattarulo, intervenuta con la stomia, e a tutta l’equipe che ha operato. Sto cercando i loro nomi e i loro contatti per ringraziarli uno per uno.  Ci sono ospedali che in Puglia funzionano veramente e se qualcuno è titubante deve fidarsi e affidarsi. Bisogna saper distinguere. Quello che è certo che queste persone le hanno salvato la vita, altrimenti mia madre non l’avrei rivista più, se non senza vita in un sacco”.

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