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Sabato, 13 Aprile 2024
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Ospedale Covid in Fiera, i medici sulla proroga fino al 31 dicembre: "Quelle attrezzature andavano installate nelle strutture esistenti"

Antonio Amendola, segretario dell’Aaroi Emac e rianimatore anestesista del Policlinico di Bari torna a criticare le scelte della Regione: "Spesi 25 milioni di euro in macchinari che rischiamo di perdere"

Sulla realizzazione dell’ospedale per le maxi emergenze alla Fiera del Levante le organizzazioni dei medici si erano dette critiche fin dal primo momento. Ora rimarcano una loro posizione che suona come un: “Noi l’avevamo detto che sarebbe finita così”. È il caso dell’Aaroi Emac e del suo segretario, nonché rianimatore anestesista del Policlinico, Antonio Amendola. “Era prevedibile fin dall’inizio – spiega - l’inopportunità di volerlo fare. Hanno voluto confermare l’investimento anche se le difficoltà erano evidenti”. Ora si che si va verso la proroga delle attività della struttura sanitaria costata 25 milioni di euro e fatta oggetto di polemiche politiche, esposti  alla magistratura e inchieste, gli operatori da subito contrari a un ulteriore carico i lavoro per il Policlinico attaccano.

“Il problema è sempre rimasto quello del personale, sia medico che infermieristico e degli operatori sociosanitari, assolutamente insufficiente. È questo il tema che non hanno voluto affrontare in maniera decisa sia la Regione che il Governo. C'è un dato mi fa inorridire. Ho sempre chiesto quale fosse la percentuale di mortalità di questa regione per Covid, che al di là della pesantezza del virus, in Puglia è più alta della media nazionale. Questi fattori quanto meno meriterebbero in un paese civile di essere indagati. Al di là del virus e dell’inevitabilità di certi esiti, si dovrebbe comprendere quali altri fattori potrebbero essere migliorati e trovare i rimedi per farlo. Ma non mi pare che siano in atto programmi di riqualificazione del servizio sanitario regionale, a parte le strutture individuate col Pnrr. Nel frattempo perderemo quei 150 posti e ripiomberemo in numeri drammatici, sotto la media nazionale, a sua volta sotto quella europea. Se fossero stati attrezzati gli ospedali già esistenti e distribuite in tutta la regione quelle attrezzature, sarebbe stato diverso, ora le avremmo già a disposizione per eventuali interventi”. Proprio su che fine faranno le strutture e i macchinari dell’ospedale delle Maxi emergenze, Amendola ammonisce.

“Ci sono macchine che nel volgere di meno di cinque anni vanno sostituite e queste hanno già oltre un anno. Ma al di là di questo aspetto, abbiamo posto fin dal primo minuto il problema: rinforzare e realizzare reparti Covid nelle strutture o vicino alle strutture già esistenti e operative. Questo sarebbe servito davvero, senza lo spostamento di personale dal Policlinico e l’assunzione di altro personale poi destinato lì e comunque per noi insufficiente. Ora si faccia una ricognizione delle strutture ospedaliere attive e si cerchi di capire come integrare se non tutto almeno in parte quel patrimonio di strumentazioni, letti e macchinari che altrimenti rischierebbe di finire al macero in un deposito. Servirebbe fare dei sopralluoghi e capire, perché poi anche il 31 dicembre arriverà”.

Ma c’è un aspetto che Amendola e la sua organizzazione ritiene fondamentale da affrontare nell’immediato. Quello del personale dei pronto soccorso.“Gli organici sono ridotti all’osso e incrementare le borse di studio per la specializzazione per medicina di emergenza urgenza non è servito, sono andate vacanti, lasciando un buco enorme. Questo è un segnale preoccupante che la politica sembra non aver recepito, così come l’Università del resto. E se non si capisce a fondo la drammaticità della situazione si rischia che tutto precipiti. Dove i medici dovevano essere 20 sono sette, ci sono realtà in cui i medici specialisti Meu non stanno al pronto soccorso, ma sono stati indirizzati in altri reparti. Già per la quantità di posti a disposizione per gli acuti siamo sotto la media nazionale che, a sua volta, è sotto quella europea. La medicina di emergenza urgenza è fondamentale per l’attività di un ospedale. Deve funzionare come un orologio. E invece rischia di essere un disastro, con attese lunghe, degenze fatte sulle barelle del pronto soccorso, personale sotto stress ed errori dietro l’angolo”.

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