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"Poco personale, struttura inadeguata e inutile dopo l'emergenza": l'allarme dei medici sull'ospedale Covid in Fiera

Antonio Amendola, rianimatore anestesista del Policlinico di Bari e segretario Aaroi - Emac:"Nessuno si è ancora confrontato con noi su quel progetto, potrebbe non garantire una qualità assistenziale adeguata"

Un ospedale Covid da campo con reparti di rianimazione, di terapia intensiva e sub intensiva messo su senza un confronto con chi in quei reparti dovrà operare. È l’accusa mossa da Antonio Amendola, rianimatore anestesista del Policlinico di Bari e segretario dell'Aaroi - Emac, associazione che rappresenta la categoria, nei confronti dei vertici regionali e del Policlinico responsabili della struttura messa su nella Fiera del Levante. Un’opera costatata attorno ai 17 milioni di euro, che prevede 152 posti letto con 10 reparti, due sale operatorie, una zona per tac, rx e il laboratorio analisi. Ma che l’ampliamento di posti di terapia sub-intensiva ha catapultato tra le polemiche per la modifica in itinere del progetto in cui mancavano bagni a sufficienza, una dozzina, per i degenti del reparto. E che ora lascia spazio ad altri dubbi, come la sua utilizzazione al termine, si spera il più presto possibile, dell’emergenza pandemica, e sull’insufficienza di personale medico e infermieristico da destinare nei suoi moduli prefabbricati. “Il primo confronto – spiega Amendola - lo avremo martedì 2 febbraio. È paradossale che si sia progettato e realizzato un ospedale del genere senza consultarci, senza chiedere i nostri pareri. Ascoltare qualcuno del mestiere forse sarebbe servito, ma qualcuno in Regione dice che noi siamo quelli che ‘fanno perdere tempo’, affermazione grave per un’istituzione nei confronti di un’altra. In Lombardia, dove è stata costruita una struttura simile, c’è stata prima tutta una fase prodromica di confronto con le professionalità che in quella struttura ci lavorano. E nonostante ciò, i problemi ci sono stati ugualmente. Figuriamoci per un progetto per il quale il confronto è mancato totalmente”.

Uno dei problemi principali sottolineati da tempo da Aaroi – Emac è quello della qualità dell’assistenza e del lavoro in condizioni di lontananza dalle strutture ospedaliere vere e proprie e di limitata disponibilità di personale. “I pazienti hanno bisogno di esami specialistici specifici – aggiunge Amendola -  per una serie complicanze e dati da valutare quasi giornalmente, trasportarli presso altri servizi se sono vicini è un conto se sono lontani diventa molto complicato. Si pensi al complesso di apparecchiature che accompagnano il degente”. Non solo. “In Lombardia – spiega ancora il rappresentante il Aaroi – Emac - hanno calcolato che per far funzionare un reparto di rianimazione con 14 posti letto H24 per sette giorni c’è bisogno di un medico anestesista animatore e tre infermieri professionali, con esperienza, per posto letto. Ciò vuol dire che per ogni posto letto è necessaria un’equipe di 42 professionisti per garantire i turni di un’intera settimana. E la quantità di personale è direttamente proporzionale alla qualità dell’assistenza che, si è visto, se di livello porta a un maggior numero di guarigioni. La domanda quindi è, visto che non conosciamo ancora il piano di funzionamento della struttura, con quali medici e infermieri si lavorerà? Da dove saranno presi? Il rischio è che diventi un servizio precario e che renda ulteriormente precaria una situazione già critica come quella del Policlinico, dove il numero del personale è ridotto”.

Ci sono poi altre questioni poste da Amendola, che riguardano le attrezzature di cui è fornito questo nuovo ospedale, prese senza una consultazione con i medici e il destino dell’ospedale Covid della Fiera legato alla disponibilità dei posti letto in terapia intensiva nella Regione. “Cadute le deroghe per il periodo emergenziale, senza degli adeguamenti quella struttura non risponde certo ai principi di un ospedale certificato. Questa scelta aveva un senso a Bergamo in pirena emergenza, qui il rischio concreto è che invece al termine dell’allarme pandemia questo ospedale non servirà più mentre rimarrà il problema di rafforzare i posti in terapia intensiva. Erano all’incirca 260, a causa dei tagli degli anni scorsi, ora, secondo le stime della Regione, siamo sopra 300. Ma anche su questo non si sa quanti effettivi attivati o programmati da attivare e, soprattutto, con quale personale”.

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