Giovedì, 29 Luglio 2021
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"Contributi ridotti e assistenza insufficiente": associazioni di persone disabili occupano la presidenza della Regione

In cinque hanno trascorso per protesta la nottata del 14 luglio nella sede dell'ente. “Avevamo già manifestato il 15 giugno - spiega Francesca Maiorano - non ci muoveremo finché non avremo ottenuto risposte concrete"

Hanno occupato la sede della presidenza della Regione Puglia da martedì 13 luglio e non hanno alcuna intenzione di abbandonarla, se non in cambio di risposte concrete alle loro istanze. Sono cinque persone in rappresentanza di 22 associazioni legate alla disabilità. Tra loro Francesca Maiorano, di Assieme Onlus, che spiega: “Avevamo già manifestato lo scorso 15 giugno senza esiti alle nostre richieste. Siamo qui dalla mattina di martedì e non ci muoveremo finché non avremo ottenuto risultati. Abbiamo avuto un incontro breve con l’assessora regionale al Welfare, Rosa Barone, che si è limitata a ribadire quale sia la posizione dell’ente. Ma questo non basta”. Le associazioni chiedono che sia eliminato il fondo di garanzia di 50 mila euro messo a disposizione dalla Regione per i progetti del bando di vita indipendente.

La replica dell'assessore al Welfare Barone: "Nessuno è stato abbandonato"

“In principio era prevista una fidejussione – spiega Maiorano – che impediva a molti di accedere ai fondi. Ora il fondo di garanzia, ma non capiamo perché quelle somme, come accade in altre regioni, non possano invece essere utilizzate come risorse in favore delle persone disabili. Se il problema è il timore che qualcuno commetta infrazioni, si inserisca una clausola che prevede una denuncia penale”. Non solo.

“In tanti non riescono a fare domanda per accedere ai bandi perché troppo complicate, così esistono enti accreditati che chiedono il 7 per cento del progetto, da 15 mila a 30 mila a seconda della misura, per compilare la domanda. C’è poi la questione dell’assegno di cura, già ridotto dallo scorso anno da 900 a 800 euro. Uno strumento rivolto ai disabili gravissimi che durante il lockdown non potevano neanche usufruire i tutti i servizi di assistenza. Chiediamo poi di eliminare la continua richiesta valutazione delle condizioni di chi ne usufruisce, perché a monte c’è già una valutazione, al massimo può essere richiesto un certificato di esistenza in vita. Così si risparmierebbero risorse e personale. Per il resto siamo a luglio e non sappiamo nulla del contributo, che chiediamo sia garantito fino a dicembre, con il varo a ottobre del nuovo bando per il prossimo anno”. Ai contributi economici si aggiunge anche la questione delle forniture sanitarie e delle modalità di assistenza. A partire dagli ausili per i quali si richiede omogeneità dei metodi e nelle disponibilità da parte di tutte le Asl pugliesi. Le associazioni richiedono l’abolizione della co-presenza del caregiver nell’abitazione dell’assistito durante il servizio sanitario domiciliare offerto dalle cooperative e l’incremento del numero di infermieri da utilizzare per l’assistenza domiciliare.

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