Lunedì, 2 Agosto 2021
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Puglia in lockdown, 47mila famiglie aiutate con cibo, affitti e mutui. Caritas: "Tante in ginocchio per il lavoro nero"

Il rapporto “Chiese chiuse, chiesa aperta" presentato a Bari da monsignor Luigi Renna, segretario della Conferenza episcopale pugliese. Serena Quarta, sociologa e curatrice: "Questa volta la rete di comunità ha funzionato realmente"

Sono 47.942 le famiglie pugliesi e circa 120mila le persone che si sono rivolte alle Caritas per difficoltà economiche o psicologiche nel 2020. L’effetto lockdown sulla popolazione è fotografato nel rapporto “Chiese chiuse, chiesa aperta" presentato a Bari dal vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, monsignor Luigi Renna, segretario della Conferenza episcopale pugliese, con il vescovo di San Severo, monsignor Giovanni Checchinato, delegato della Conferenza episcopale pugliese per la pastorale della carità e i curatori del libro, Serena Quarta, sociologa docente all'Università di Salerno e Alessandro Mayer, delegato regionale Caritas Puglia, con il giornalista Rai Enzo Quarto.

Una relazione che fa emergere la complessità di un periodo che ha messo in ginocchio intere categorie e fatto saltare la consolidata rete di solidarietà familiare cui si fonda tradizionalmente la società italiana, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno. Cui si aggiunge l’ulteriore difficoltà di chi ha un lavoro in nero. “È la caratteristica che ha inciso di più – spiega Serena Quarta – in una regione come la Puglia. Il problema è il lavoro nero, la povertà del lavoro nero. Le persone non andavano più a lavorare e non potevano essere tutelate neanche dallo Stato. A ciò si è aggiunto il problema del lavoro sottopagato. Ciò che è importante – sottolinea - è la risposta della Caritas, arrivata grazie alla capacità di fare sensibilizzazione sulle comunità, che la chiesa ha supportato con risorse ordinarie e straordinarie”.

L’organizzazione però non si è limitata a questo. Ha ospitato durante l’emergenza medici e infermieri impegnati sul fronte Covid che non potevano tornare a casa. Oltre a mense, vestiario e pasti, ha garantito anche un tetto a chi ne aveva necessità “La Caritas –aggiunge – ha pagato bollette, rate di mutui e affitti a 3 mila 666 famiglie, 133.171 utenze. E ha soprattutto svolto un lavoro di consulenza e supporto psicologico per chi ha perso il lavoro, per chi è in cassa integrazione e di indirizzo, per accedere ai servizi di sussidio dello Stato. Spesso la parola comunità è stata abusata, ma questa volta ha davvero funzionato. Molte persone stavano cedendo, e hanno trovato chi non la ha lasciate sole a casa, chi le ha ascoltate”.

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