Lunedì, 14 Giugno 2021
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Centri per minori a rischio chiusura senza fondi pubblici: "Il Comune non ci dà neanche i 20euro previsti per ogni bambino"

Fra Catapano coordina la onlus San Francesco di Japigia. Segue 30 dei 540 bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni della città. Ha svolto per protesta davanti al Consiglio regionale assieme a 200 operatori e minori le attività quotidiane

“Siamo un servizio educativo autorizzato e convenzionato col Comune"e di pubblica utilità , ma il Comune non prevede voci di bilancio per i nostri servizi, scarica tutto sui fondi eventuali che dovrà trovare la Regione. Prevede un contributo mensile misero di 20 euro a bambino e non ci ha corrisposto ancora del tutto quello dell’anno passato. È indegno”.

Fra Gianluca Catapano è coordinatore dell’ente gestore del Centro Educativo per Minori Insieme - Onlus San Francesco D'Assisi del quartiere Japigia di Bari. Segue, per conto del Comune, 30 bambini e ragazzi a rischio, dai 6 ai 17 anni. Assieme agli educatori, alle famiglie e ai bambini di altri sei centri appartenenti alla rete Acsemi di Bari ha manifestato davanti alla sede del Consiglio regionale di via Gentile. Lo ha fatto dando vita all’ingresso dell’ente ai laboratori e alle attività che li vede impegnati tutti i giorni “per cercare di disinnescare una bomba sociale”, vale a dire 540 minori a rischio nella sola Bari. Una dimostrazione per contestare il mancato pagamento dei rimborsi risalente allo scorso settembre. Una situazione che ha portato al collasso i Centri diurni e il welfare pugliesi, con operatori ed educatori che non percepiscono lo stipendio, anticipato dall’ente gestore, da mesi. Sono pronti a manifestare tutti insieme davanti al Consiglio regionale il prossimo 28 maggio, se la situazione non dovesse cambiare. Il rischio è che chiudano.

“L’assessore regionale al Welfare questa mattina – spiega Fra Catapano – ci ha detto che avremo un’anticipazione dei rimborsi delle fatturazioni e un metodo di fatturazione più rapido. È strano, sono cose che chiediamo da mesi, ci hanno sempre risposto che sarebbero state impossibili, ora invece lo sono, dopo  le nostre proteste, gli articoli di stampa e il rischio concreto di chiudere entro giugno. Il meccanismo dallo stanziamento dei fondi della Regione al passaggio al Comune e infine a noi è farraginoso. Dovessero esserci davvero i fondi, ci vorranno almeno due mesi perché arrivino a noi che abbiamo spese da pagare, in primis gli educatori, operatori e consulenti. Andiamo avanti da luglio anticipando noi i soldi e ora non siamo più in grado di pagare neanche i contributi. Questo porta a un altro paradosso, non ottenere il Durc Inps, il documento che attesta il pagamento delle contribuzioni e, di conseguenza, non poter accedere agli stanziamenti pubblici. Il tutto- aggiunge- per un servizio che noi facciamo senza scopo di lucro, non c’è un profitto, ma solo il servizio e gli stipendi agli operatori che hanno a carico famiglie e mutui da pagare”.

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