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"In Puglia 3.574 minori scomparsi in 46 anni". Penelope smentisce:"Molti sono migranti ripartiti per il resto d'Europa"

L'associazione che si occupa di persone scomparse ridimensiona il dato del Commissario di Governo: "Sono circa 700 quelle mai più ritrovate, hanno calcolato i tanti migranti che si ricongiungono con i familiari"

“Il problema esiste, ma quelli sono dati fuorvianti, che vanno fortemente ridimensionati”. L’avvocato Antonio La Scala è tra i fondatori e delegato nazionale dell’associazione Penelope. Si occupa di persone scomparse. I dati della Puglia li conosce bene perché è di Manfredonia e lavora a Bari, perciò contesta quanto riportato dalla relazione annuale del commissario straordinario del Governo per le Persone scomparse. I numeri fanno riferimento all’arco temporale di 46 anni che va dal 1974 al 31 dicembre 2020. “In Puglia – riporta la relazione - le persone scomparse e non ritrovate erano 4.344, cento in più dell’anno precedente, delle quali 3.574 minorenni (l’82,2%). Degli scomparsi totali 503 sono cittadini italiani (127 minorenni) e 3.841 stranieri (3.447 minorenni). È stata denunciata la scomparsa di 16.131 persone (9.643 italiani e 6.488 stranieri), più della metà minorenni (8.383), uno su quattro non più ritrovato”.

A ciò si aggiungono i 59 cadaveri non identificati e, ancora, i dati su Bari. “Nel capoluogo si segnalano 6.533 scomparsi, 2.801 dei quali minorenni, il 75% tra i 15 e i 17 anni, mentre negli ultimi 13 anni è stata denunciata la scomparsa di 4.172 persone (2.921 di nazionalità italiana e 1.251 stranieri), 746 delle quali non ritrovate (83 italiani e 663 stranieri)”.La Scala, protagonista lo scorso anno con l’associazione della riapertura del caso Mauro Romano, un bambino di sei anni scomparso e mai più ritrovato il 20 giugno del 1977, mentre giocava vicino la casa dei nonni materni a Racale, in provincia di Lecce, però ridimensiona queste cifre.

“Le persone scomparse e mai più ritrovate in Puglia – spiega La Scala - sono circa 700. Il caso più recente quello di Pietro Conversano, 52enne con moglie e due figli, finanziere di Fasano ma in servizio a Monopoli, di cui non si hanno più notizie dal 13 febbraio di due anni fa. Andava al lavoro, non ci sono più tracce. Ma la relazione del commissario di governo andrebbe disgiunta, perché i dati riportati riguardano per il 90 per cento il fenomeno migratorio degli ultimi anni. Bisogna tenerli distinti, altrimenti i 64 mila scomparsi in Italia sarebbero un numero abnorme, quando in realtà sono circa 8/9 mila, e più della metà negli anni passati. Il 90 per cento delle persone conteggiate, per lo più minori, sono in  realtà migranti arrivati nelle regioni del Sud, che hanno abbandonato i centri di accoglienza o per richiedenti asilo appositamente per ricongiungersi con parenti e amici nei paesi del Nord Europa. Le questure sono piene tutti i giorni di segnalazioni simili. Per fortuna sono persone sane e vegete, che hanno trovato nel frattempo lavoro o una nuova vita altrove. Certo, nel dato degli stranieri ci sono alcuni casi riferibili alla cronaca nera, ma sono per fortuna pochissimi. Tra gli italiani- aggiunge -  il dato è invece più preoccupante”.

La Scala sottolinea come ci siano tanti anziani affetti da malattie senili che si perdono e non si ritrovano, come Antonio Loconsole, il vigile del fuoco in pensione di Bari, padre dell’attuale presidente di Penelope Puglia, Annalisa Loconsole, scomparso 11 anni fa a Poggiofranco. Per i familiari è sempre uno choc. “Si vive il dramma con i sensi di colpa e ricadute psichiche –spiega La Scala – perché è una condizione peggiore del lutto, che almeno può essere metabolizzato. Il caro estinto lo si piange, lo si va a trovare al cimitero. La scomparsa di una persone di cui non si hanno più notizie no. Per questo bisogna essere precisi quando si danno dati sulla questione. Sono necessari strumenti normativi diversi, come le impronte digitali di chi arriva per cancellare il suo nome dalla lista dei scomparsi se si è trasferito altrove. Anche chi è stato trovato morto andrebbe cancellato, al di là dei casi dei cadaveri non identificati. Ma vengono aggiornati questi numeri? –si domanda La Scala - non credo. Il commissario straordinario è una figura che abbiamo voluto fortemente noi di Penelope, ma le sue funzioni andrebbero riviste e rafforzate, così non sono utili alla causa”.

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