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Crisi della pesca in Puglia, la Regione sbarca coi presidi a Slow Fish alla vigilia del fermo biologico nell'Adriatico

I pescherecci si fermano dal 31 luglio al 29 agosto da Manfredonia a Bari, mentre iniziative che puntano alla qualità del prodotto, come PescAgri e la presenza dei presidi di qualità al salone organizzato da Slow Food a Genova

Da un lato la crisi del settore, denunciata i giorni scorsi anche da Coldiretti, che nel periodo di ripresa del mercato (più 15 per cento dei consumi e più 28,5 per cento del fresco), arrivata con il riavvio della ristorazione dopo le chiusure dettate dalla pandemia. Alla quale si aggiunge il fermo pesca biologico dal 31 luglio al 29 agosto per i compartimenti da Manfredonia a Bari e dal 6 settembre al 5 ottobre per il resto della regione. Dall’altra segnali positivi di iniziative che puntano alla qualità del prodotto, come PescAgri, l’associazione di Cia-Agricoltori Italiani, per la tutela e la valorizzazione della pesca e dell’acquacoltura e la presenza dei presidi di qualità al salone Slow Fish di Genova.

Il settore della pesca in Puglia attraversa uno dei periodi più complicati degli ultimi decenni. La Coldiretti regionale ha sottolineato come tutto il paese abbia perso oltre 1/3 delle imprese e 18 mila posti di lavoro, con un contestuale aumento delle importazioni dal 27 percento al 33 per cento (8 prodotti su dieci). Il settore pugliese conta 1.500 imbarcazioni, 5 mila addetti, 10 impianti di acquacoltura e mitilicoltura, soprattutto tra Manfredonia, Molfetta, il sud Barese e il Salento.

Di conforto la presenza della Regione, con alcune realtà, nel salone dell’organizzazione Slow Food. A Genova dall’1 al 4 luglio, rappresentanti dell’assessorato regionale all’Agricoltura, pescatori, artigiani e cuochi, ricercatori e società civile esporranno “il mare incantato, le tradizioni della piccola pesca e la gastronomia che se ne nutre, le aree protette e le iniziative che la pongono all’avanguardia della sostenibilità”. Presenti il Presidio della piccola pesca di Torre Guaceto, quello del mar Piccolo di Taranto, quello di Porto Cesareo e il Presidio della pesca tra le secche di Ugento, oltre che la pesca del pesce serra, sempre più presente nelle acque pugliesi. Oltre a trasformati ittici, conserve e oli, la Puglia proverà a trasferire le sue idee e progetti di pesca sostenibile, spesso difficili da conciliare con i numeri della grande distribuzione e dell’alto consumo.

Problema dirimente quello dell’impatto ambientale, ma di complessa risoluzione. Ne è testimone l’ultima denuncia di GreenPeace. Durante la spedizione 'Difendiamo il Mare', che proprio in questi giorni attraversa la Puglia settentrionale, è stata scoperta un'enorme quantità di reti utilizzate per l'allevamento delle cozze e boe che invadono il mare e la costa attorno ai laghi di Lesina e Varano, nel nord del Gargano. Una situazione aggravata dai numerosi siti di stoccaggio illegali presenti nell’entroterra e punti di smaltimento illecito nei pressi dei centri di raccolta dei rifiuti urbani. "Ci siamo imbattuti in uno scenario scioccante con enormi quantità di rifiuti riconducibili all’allevamento delle cozze e della pesca - racconta Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia ad Adnkronos - un paradosso da parte di un settore che vive grazie al mare e che allo stesso tempo contribuisce a inquinarlo con la plastica. Eppure, tra tutte le attività di pesca, la mitilicoltura potrebbe essere tra le meno impattanti, se fatta in modo corretto".

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