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Mercoledì, 18 Maggio 2022
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Screening contro il cancro al seno, la legge c'è ma ci sono anche i ritardi nell'applicarla. Asl Bari: "Nel 2023 l'80% delle prestazioni"

Da 3 febbraio è entrata in vigore la legge regionale che prevede il potenziamento del sistema di monitoraggio attraverso mammografie a chiamata e data fissa, ma le Asl pugliesi e il dipartimento alla Salute non sono ancora all'altezza. A Bari a disposizione 12 macchine, obiettivo: 90 mila donne

La legge regionale che impone misure di potenziamento dello screening sul tumore al seno c’è. E ci sono anche tutti i programmi di valutazione dei rischi e delle mutazioni genetiche collegate alla patologia, entrati in vigore dal 3 febbraio scorso. Ciò che va rodato è il meccanismo, come è stato ribadito dal presidente della commissione Bilancio della Regione Puglia, Fabiano Amati, che ha convocato nella III commissione del presidente Mauro Vizzino, i responsabili delle Asl, il dipartimento della Salute e alcune associazioni che operano nel settore della prevenzione del carcinoma mammario. Un incontro necessario per comprendere qual è lo stato dell’arte dell’organizzazione delle aziende sanitarie e del sistema regionale che, a quanto emerso, pagano ritardi.  È stato individuato un primo problema.

Tra le misure previste c’è, infatti, quella del codice di esenzione, il D99, per prestazioni “test genetico mirato” e “probando sano a rischio familiare” al momento non è stato ancora attivato. “Il sistema informatico di screening – è emerso in commissione - non è attrezzato per fornire una data certa all’esito della prestazione di screening”. Un ostacolo che riguarda quindi tutto il sistema regionale. Ma i ritardi, ha sottolineato il consigliere Pd Fabiano Amati, riguardano anche altri aspetti “dalle istruzioni alle Breast units relative alla gestione delle innovazioni legislative”. E ancora “l’individuazione dei lavoratori di riferimento per i test genetici Brca1 e Brca2; sull’adozione dei protocolli operativi dei laboratori di riferimento; sulle istruzioni per l’avvio della consulenza genetica oncologica; sulle indicazioni operative ai genetisti per lo svolgimento del test Brca1 e Brca2; sulle indicazioni ai centri di screening mammografico e ginecologico per lo svolgimento dei programmi di sorveglianza”. I direttori generali della Asl hanno da par loro spiegato come la pandemia Covid abbia determinato una serie di problemi e creato ostacoli alla piena attuazione della legge.

Ma qual è la situazione nell’Asl di Bari? L’azienda spiega come siano all’incirca 90 mila le donne definite “bersaglio” alle quali sono indirizzate le prestazioni individuate dalla legge e che si sta mobilitando da tempo per attrezzare e potenziare il sistema, con al centro la struttura dell’ospedale Di Venere, tanto che attualmente è stata raggiunta un’estensione del 55 per cento della popolazione prevista.  “Dall’analisi dei dati, nel 2019, prima quindi della emergenza sanitaria, sono state erogate 16 mila 977 prestazioni di screening mammografico, nel 2020 l’attività ha subito un rallentamento a causa delle restrizioni legate alla pandemia per poi riprendere in modo significativo nel 2021 con 20 mila 715 prestazioni, raggiungendo il 55 per cento di estensione”. La nuova organizzazione, spiegano dall’azienda sanitaria barese, prevede come punto di riferimento l’unità dedicata allo screening mammografico e alla radiodiagnostica senologica de Di Venere, che coordina a sua volta altri sei centri periferici: ospedale San Paolo, ospedale di Molfetta, ospedale di Altamura, distretto di Monopoli, Poliambulatorio di Mola di Bari e ospedale di Putignano.

“A breve – fa sapere l’Asl - nella rete rientreranno anche il Presidio territoriale i assistenza di Conversano e il distretto di via Fani a Bari, dotati anch’essi di nuovi mammografi 3D, per un totale di 14 nuove apparecchiature di ultima generazione, su 19 complessive, e ulteriore personale tecnico in arrivo. Il modello della chiamata ad invito, tipico degli screening, sarà a breve affiancato da un sistema di messaggistica istantanea (con conferma o meno dell’appuntamento), implementato su scala regionale”. Per quanto riguarda invece i test genetici per l’individuazione del rischio eredo-familiare, la Breast Unit dell’Asl, fa sapere sempre l’azienda, adotta già da diversi anni protocolli operativi specifici, così come vi sono laboratori di riferimento attrezzati per l’esecuzione degli esami per l’individuazione dei geni mutati Brca1 e Brca2. Con il potenziamento dei programmi di prevenzione l’Asl si punta a raggiungere un obiettivo minimo di estensione del 60 per cento entro quest’anno e dell’80 per cento nel 2023.

“L’attività in ambito senologico – ha spiegato il direttore generale Antonio Sanguedolce - sarà incrementata ulteriormente con l’arrivo di nuovi tecnici di radiologia selezionati tramite concorso: sono infatti 24 i tecnici prossimi alla assunzione, di cui otto destinati proprio alla radiodiagnostica senologica”. La chiamata per lo screening, è spiegato dall’azienda per far comprendere le procedure, avviene tramite l’invio di una lettera in cui sono specificati giorno e sede di esecuzione dell’esame mammografico, un mese prima della data della mammografia. L’esame serve per capire se nelle donne ci sono segni minimi pre cancerosi che devono essere individuati e trattati. “L'individuazione delle fasi iniziali della malattia – sottolinea l’Asl -può permettere di intervenire tempestivamente con le cure più appropriate, facilitando la guarigione e riducendo la mortalità”. Le nuove apparecchiature permettono una procedura non invasiva e una diagnosi pressoché immediata, nel volgere di non più di sette minuti, attraverso l’utilizzo della tecnologia tridimensionale.

Ma quali sono le attrezzature a disposizione? Al momento ci sono 12 nuovi mammografi digitali che arriveranno a 14 con le prossime installazioni in programma entro l’estate. Tre nuovi mammografi 3D, infatti, sono installati ed in uso nei Poliambulatori di Casamassima, Mola di Bari e Monopoli. Le ultime destinazioni completeranno il piano: ospedale di Putignano, che così passerà a due mammografi in servizio, Poliambulatorio di via Fani a Bari e Presidio territoriale di Conversano. Quest’ultimo è già installato e a breve entrerà in funzione.

Sui ritardi generali nell’attuazione della legge Amati ha concluso che “il quasi generalizzato inadempimento a tali prescrizioni legislative è addebitabile all’assessorato alla salute per l’adeguamento dei sistemi informativi e l’istituzione del codice di esenzione e alle singole Asl per le altre questioni. La Commissione si riunirà tra 30 giorni per verificare gli impegni all’adeguamento assunti oggi, nella consapevolezza che ogni minuto perso coincide con la morte di una persona. E ciò non possiamo permettercelo di fronte a una malattia che se diagnosticata in tempo può essere battuta”.

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