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Visite agli anziani nelle Rsa, protesta contro la Regione: "In Puglia nessuna indicazione, non sappiamo come partire"

L'8 maggio il ministro Speranza ha firmato l'ordinanza per l'accesso alle strutture mentre il 18 maggio le organizzazioni di categoria organizzano un sit-in davanti alla sede del Consiglio regionale: "Per ora abbiamo ricevuto solo silenzio"

Martedì 18 maggio saranno impegnati in un sit-in davanti alla sede del Consiglio regionale di via Gentile a Bari. I responsabili delle organizzazioni cui fanno riferimento 500 Rsa e centri diurni per persone con disabilità contestano il silenzio della Regione Puglia sulle modalità di organizzazione di questa fase dell’emergenza Covid. Dopo la carenza di personale infermieristico, reclutato dalle Asl per far fronte alla pandemia, si è presentato un altro problema che riguarda le visite alle Residenze sanitarie. L’8 maggio scorso il ministro della Salute Roberto Speranza ha annunciato di aver firmato l’ordinanza “che consentirà le visite in piena sicurezza in tutte le Rsa, ingresso nelle Rsa è consentito solo a visitatori in possesso di Certificazione Verde Covid-19”. Ma sulle modalità di attuazione dell’ordinanza non sembra esserci chiarezza, almeno secondo i gestori delle Rsa.

“Da parte della Regione c’è il silenzio assoluto – spiega Antonio Perrugini dell’organizzazione Welfare a Levante - si continuano a collezionare annunci mentre il settore è intollerabilmente abbandonato. Anche sulla ripresa delle visite il silenzio della Regione è imbarazzante, così come su tutte le altre questioni poste da anni. Emiliano e Lopalco dovranno dirci quale è la loro visione verso le Rsa e i Centri Diurni di tutta la Puglia, se intendono costituire il tavolo tecnico e garantire la copertura di spesa dei servizi, allo stato sconosciuta. Noi abbiamo appreso dell’ordinanza di Speranza da internet, non abbiamo nessuna comunicazione ufficiale”.

L’organizzazione ha calcolato in un aggravio di spesa di circa 25 mila euro l’anno per una struttura da 70 posti per fornire di dispositivi di protezione individuale, costi che si aggiungono a quelli affrontati già durante la pandemia per tamponi e altre misure antiCovid. “Dovrebbero fornirli le Asl – sottolinea Perrugini – come avviene per le visite nelle terapie intensive. Ci domandiamo, poi, per le uscite come ci si comporta? Chi incontrano gli ospiti? Con chi si abbracciano in che luogo? Sono tutte cose che dobbiamo condividere con la Regione per avere linee guida comuni. L’istituzione deve capire che siamo strutture fondamentali per l’intero sistema di assistenza e la pandemia dovrebbe averlo fatto comprendere, ci prendiamo cura di 40 mila persone in Puglia. Serve un tavolo tecnico, come avviene nel resto d’Italia”.

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