Spiagge invase dai rifiuti, tra plastica e mozziconi di sigaretta cresce anche l'abbandono di guanti e mascherine

I risultati dell'indagine 'Beach Litter 2020' di Legambiente: al setaccio 5 spiagge in Puglia per un totale di circa 5.000 mq di area monitor. Censiti dai volontari 2.377 rifiuti, 475 ogni 100 metri lineari di spiaggia

Sono rifiuti di ogni genere e forma: mozziconi di sigaretta, tappi di bevande, contenitori per alimenti monouso, cotton fioc, dispositivi di protezione come guanti e mascherine, materiale da costruzione e così via. I rifiuti spiaggiati continuano a rappresentare una grave emergenza ambientale: secondo l’indagine Beach Litter 2020 di Legambiente sui litorali se ne incrociano ogni passo, in media 654 ogni cento metri di spiaggia monitorata. Sono 28.137 quelli censiti su 43 spiagge analizzate in 13 regioni, per un’area di 189mila mq. È in plastica l’80% dei rifiuti individuati, seguita da vetro/ceramica (10%), metallo (3%), carta/cartone (2%), gomma (2%), legno lavorato (1%) e altri materiali (2%). Cumuli di spazzatura causati da una cattiva gestione dei rifiuti nelle case, scarichi non depurati e dall’abitudine malsana di utilizzare i wc come pattumiera.

In Puglia sono state monitorate 5 spiagge, pari a circa 5.000 mq di area campionata: Strada del Baraccone (500 mq) a Bari, Porto Rosso (1.000 mq) a Monopoli, San Vito-Colonna (1.100 mq) a Polignano a Mare, Marchese (1.000 mq) a Maruggio e Lido Bruno (1.400 mq) a Taranto. I volontari hanno censito in totale 2.377 rifiuti, 475 ogni 100 metri lineari di spiaggia. Tra le tipologie di materiali domina la plastica, pari al 72,1% del totale dei rifiuti, seguita da vetro/ceramica (7,4%), carta/cartone (7,1%), metallo (4,7%), legno trattato (2,9%), bioplastiche (1,9%) e materiali misti (1,1%). Il 32,9% dei rifiuti ha un’origine indefinita, frammenti che non possono essere associati a oggetti. La Top ten dei rifiuti più trovati registra al primo posto pezzi di plastica (15,2%), a seguire tappi e coperchi (11,1%), mozziconi di sigarette (7,4%), reti per la mitilicoltura (5,1%), cotton fioc in plastica (4,0%), stoviglie usa e getta (3,8%), bottiglie e contenitori per bevande (3,5%), bottiglie e pezzi di vetro (3,4%), pezzi di polistirolo (3,3%), frammenti di carta non identificabili (2,7%). Tra le 5 spiagge risalta in negativo la spiaggia presso strada del Baraccone (Foce sinistra del Parco Regionale di Lama Balice) a Bari, su cui si registra una quantità indefinita di materiale da costruzione come tegole e mattoni.

«Ai rifiuti tradizionalmente raccolti quest’anno si sommano guanti e mascherine, il cui abbandono sta vanificando anni di lotte per ridurre l’usa e getta – dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – Continuiamo a percepire l’ambiente come un ecosistema dal quale siamo separati, inquinandolo e offendendolo. La domanda è: abbandoneremmo i rifiuti all’interno o nel giardino di casa nostra? Dobbiamo cambiare forma mentis, educando noi stessi e gli altri al rispetto del pianeta di cui siamo solo ospiti. La sfida più impegnativa è questa, che chiama in causa governi e industrie per promuovere stili di vita sostenibili e guidare i cittadini ad adottarli. Va inoltre evidenziata la necessità di dare gambe alla legge SalvaMare, ancora oggi in stallo al Senato, che permetterebbe ai pescatori di riportare a terra i rifiuti accidentalmente pescati».

A livello nazionale, il 42% dei rifiuti analizzati riguarda prodotti usa e getta, al centro della direttiva europea che ne limita e vieta l’impiego. Detta anche SUP (Single Use Plastics), la Direttiva (UE) 2019/904 si concentra su dieci prodotti in plastica monouso e sulle reti e gli attrezzi da pesca e acquacoltura, che rappresentano il 70% dei rifiuti maggiormente rilevati sulle spiagge europee. Il testo propone che a partire dal 2021 il divieto di utilizzo dei prodotti per i quali esistono alternative (posate, piatti, bastoncini cotonati, cannucce, mescolatori per bevande e aste dei palloncini) venga esteso anche ai prodotti di plastica oxodegradabile e ai contenitori per cibo da asporto in polistirene espanso. Circa i prodotti monouso per i quali non vi sono alternative, gli Stati membri dovranno mettere a punto misure per ridurne drasticamente l’utilizzo, definendo anche obiettivi di riciclo, raccolta e revisione della progettazione del prodotto.

Nata nel 2014 sulle spiagge del Mediterraneo, l’indagine Beach Litter di Legambiente è oggi tra le più grandi esperienze di citizen science a livello internazionale. Il protocollo utilizzato è sviluppato nell’ambito dell’iniziativa Marine Litter Watch dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, cui Legambiente e altre associazioni europee comunicano i dati raccolti con l’obiettivo di creare un database sui rifiuti spiaggiati costruito dai volontari a livello europeo. Il protocollo è standardizzato e permette il confronto tra i dati raccolti da chiunque lo utilizzi, standard è anche la lista di nomi e codici specifici utilizzati per catalogare gli oggetti. Il monitoraggio prende in considerazione un’area lunga 100 metri e ampia dalla battigia alla fine della spiaggia. Vengono considerati solo gli oggetti rinvenuti sulla superficie di tale area, senza scavare, di dimensioni maggiori di 2,5 cm. 

Nell’estate 2020 Legambiente invita i cittadini a partecipare alla sfida social #GolettaChallenge, che chiede di liberare dai rifiuti un pezzo di spiaggia e condividerne la foto sui social con l’hashtag #GolettaChallenge, sfidando tre o più amici a replicare l’azione in altri litorali.

(foto di repertorio Anconatoday)

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