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Venerdì, 27 Maggio 2022
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Risate sul palco ma anche tante polemiche sui social: la favola 'trans' di Checco Zalone a Sanremo fa discutere

Dibattito vivace su Twitter, Facebook e Instagram: critiche da Vladimir Luxuria e dalle associazioni Lgbti. Pollice su, invece, da parte di Mauro Coruzzi, in arte Platinette

Risate ma anche polemiche: Checco Zalone a Sanremo ha fatto divertire, soprattutto con le canzoni sui virologi e i rapper 'poco ricchi', ma anche discutere con segmento di esibizione sulla 'Favola Lbgti'. La gag con il conduttore Amadeus vedeva la storia di un principe (calabrese) che si innamora di Oreste, una trans brasiliana, rivelando anche l'ipocrisia del re che si opponeva alla relazione del figlio ma allo stesso tempo era un 'conoscente' di Oreste. Se da una parte molti hanno apprezzato l'intento anti omofobia della storia, altri ne hanno criticato la facilità con cui si utilizzava il tema per fare dell'umorismo.

"Mi è sembrata intanto una performance un po' scarsa, da Zalone ci saremmo aspettati di più - ha commentato l'ex parlamentare Vladimir Luxuria all'Adn Kronos - . E' anche un po' una ripetizione, questa volta più fallita, rispetto alla canzone sugli uomini sessuali che invece aveva fatto tanto ridere. Apprezzo la finalità di condanna all'ipocrisia dei falsi moralisti, di quelli che ci cercano e poi fanno finta che non sono mai stati con noi. Però una trans si può cercare anche in un locale, in un luogo di lavoro, su un autobus - spiega - non è che per avere un contatto con una trans si debba per forza andare nel vicoletto buio. Poi una trans brasiliana che si chiama Oreste: lo sketch era tutto improntato sulla impossibilità e sulla ridicolizzazione del tentativo di essere femminile da parte di una trans. Tutto un mix di pomo d'Adamo, numero di scarpe 48, la rima con 'azzo', il fatto che un uomo che va con una trans si piega e vuole la banana: tutta una ossessione sul ridicolizzare la femminilità di una trans. Una persona in quanto trans è una potenziale prostituta o una dalla femminilità impossibile". Luxuria aggiunge: "Sarebbe un po' come se, poiché esistono delle donne che si prostituiscono, tutte le volte che si parla di donne si deve parlare di prostitute. La prostituzione non è un reato, ovviamente, e non c'è alcun moralismo sulla prostituzione ma è un corto circuito che viene fatto troppo spesso. E come se Zalone avesse voluto fare lui, stavolta, l'ipocrita: da una parte condannare il falso perbenismo di quelli che ci condannano, dall'altro però far ridere il popolino su tutti quegli stereotipi che ci vogliono ad esempio col 48 di piedi. Vorrei dire a Checco che sono alta 1.78 e porto il 41 di piedi. Non ho neanche il pomo d'Adamo. Non sono per la censura ma rivendico il diritto alla critica di sketch che più che far ridere deridono", conclude.

Critiche anche dall'associazione barese Mixed Lgbti: "Checco Zalone - si legge su Instagram - voleva lanciare un messaggio positivo dal palco di Sanremo? Probabilmente. Ci è riuscito? Assolutamente no E questo perché lo specchio in cui l’italiano medio si sarebbe dovuto riflettere era troppo appannato dalla risata facile sulla fisicità delle persone trans, con tanti, troppi riferimenti alle caratteristiche fisiche e quella curiosità morbosa sui genitali che continua a ferire chi lotta perché la propria identità di genere venga riconosciuta, dalle istituzioni e dagli altri Questo perché il monologo intrappolava ancora una volta le persone trans nel chiché della prostituzione, che troppe volte rimane una scelta obbligata a causa della discriminazione feroce che travolge la comunità t nel mercato del lavoro. Invece sembra che questo mestiere sia connaturato ad un modo di essere Questo perché si può ridere sulle persone potenti, su quelle che hanno conquistato i diritti in maniera così granitica da averli già trasformati in privilegi. E le persone trans non sono tra queste. In particolare, le persone trans, sexworker, presumibilmente nere (come nella favola di Checco Zalone) sono le prime… ad essere ammazzate, discriminate, insultate, abusate. Nel mondo. E l’Italia che ride conserva ogni anno gelosamente un triste primato su questo. Forse marcare più nettamente la linea fra persona e personaggio, calcare maggiormente sulla critica alle persone transfobiche.. non gli avrebbe assicurato tanti applausi".

Una voce a favore del monologo è arrivata da, invece, da Mauro Coruzzi, in arte Platinette: "Non vado a vedere i film di Zalone - afferma all'Adnkronos -, ma dal punto di vista musicale mi sembra che abbia intessuto con Amadeus dei 'duetti' che fanno parte della scrittura autoriale televisiva, non erano improvvisati. Quando canta quei testi, come anche 'La Vacinada' con Helen Mirren, a me fanno sorridere, perché mai dovrebbero disturbarmi?" "Non credo - prosegue Platinette - che Zalone abbia fatto una performance così provocatoria tanto da generare reazioni. C'è una sorta di vittimismo talmente diffuso su alcuni argomenti dove pare che nessuno possa esprimere opinioni differenti. Può farmi sorridere una osservazione su un cliente di una transessuale, che, se anche nell'ambito della retorica definita da qualcuno becera, è un'archetipo della considerazione che si può avere intorno a determinate figure? O ogni volta deve esserci una polemica di natura politica riguardo a quello che è lo spettacolo? Questo, a casa mia, non dovrebbe avere né ideologie di parte, né, soprattutto, originare delle polemiche che francamente hanno poco senso di esistere". Platinette interviene poi sul monologo di Lorena Cesarini riguardo al razzismo. "Si può dire che la prestazione di Lorena sia stata un filo sotto le aspettative? Mi sembra che nessuno abbia battuto ciglio quando si è detta la stessa cosa il giorno prima di Ornella Muti. E' ovvio che tutto quello che ha detto Lorena è condivisibile, ma mi chiedo era il caso di un monologo che ci ricordasse di certe situazioni? Quando decenni fa a Sanremo, un'artista di colore italiana Lara Saint Paul cantò insieme a Louis Armstrong, neanche lontanamente vennero fuori polemiche sul colore della pelle" conclude Coruzzi.

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