Martedì, 28 Settembre 2021
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"Garantire la scuola anche in tempi di pandemia", la voce di studenti e famiglie contro la dad: "Vaccino a insegnanti che lo chiedono e si torni in aula"

Un sit-in annunciato per venerdì 15 gennaio in piazza Libertà. Il coordinamento 'La scuola che vogliamo': "I fondi europei di 'Next Generation Eu' siano investiti per implementare servizi scolastici sul territorio, non solo in digitalizzazione"

Un sit-in per chiedere "soluzioni" che consentano di garantire la scuola in presenza anche in tempo di pandemia, respingendo la didattica a distanza come unica alternativa. Studenti e genitori pronti a far sentire la propria voce: una manifestazione è stata annunciata per venerdì prossimo, 15 gennaio, in piazza Libertà a Bari, in concomitanza con la scadenza dell'attuale ordinanza regionale sulla scuola.

Ad annunciare l'adesione alla mobilitazione è il coordinamento 'La scuola che vogliamo - Scuole diffuse in Puglia', "che riunisce sessanta comitati di genitori e associazioni" e che parteciperà con una propria delegazione al sit-in “La Scuola non si muta” di venerdì "a fianco dei ragazzi e delle ragazze".

"Mentre il sindacato Uil Scuola chiede a gran voce la didattica a distanza per tutti gli studenti pugliesi di ogni ordine e grado - si legge in una nota diffusa dal coordinamento - gli Studenti delle Scuole Superiori di Bari e provincia annunciano la loro protesta di Venerdì prossimo, allo scadere dell’ordinanza attualmente in vigore sulla Scuola in Puglia. Mentre gli adulti invocano decisioni univoche mettendo al centro i propri bisogni e non prospettando altre possibili soluzioni organizzative che possano contenere i rischi del contagio a Scuola, i giovani liceali, anche quelli che comunque riescono ad avere “buone performance” scolastiche, lanciano una prospettiva “etica” per la Scuola: che è pubblica perché per tutti, soprattutto per chi mezzi, condizioni, attitudini sufficienti non le ha".

"Noi crediamo - prosegue la nota - sia doveroso trovare soluzioni per garantire la scuola anche in tempo di Pandemia. Non saremo complici di nessun progetto presente e futuro che, svilendo il ruolo pubblico ed istituzionale della Scuola, condanni quest’ultima ad una “rete di trasmissione del sapere globale”. In attesa che i docenti pugliesi prendano piena consapevolezza dei rischi di una didattica emergenziale che rischia di divenire strutturale ed infrastrutturale nel nostro Paese, a partire proprio dalle regioni del Sud, noi diciamo no ad ogni tentativo di smantellamento del sistema dell’istruzione pubblica, diciamo no ad ogni abuso legislativo in tema di scuola, diciamo no ad ogni campagna vessatoria nei confronti di chi si sta battendo per la salvaguardia di quella che, fin dall’antica Grecia, ha rappresentato l’origine del nostro ordinamento democratico".

"Pertanto - è la richiesta formulata dal coordinamento - noi chiediamo a gran voce che i fondi destinati all’Italia e quindi anche alla Puglia, relativamente al programma “Next generation EU”, oggi pericolosamente assegnati in larga misura ai soli programmi di digitalizzazione, siano invece soprattutto investiti nella implementazione dei servizi scolastici ed educativi sul territorio. Chiediamo investimenti delle risorse europee per il miglioramento della struttura organizzativa del sistema scolastico italiano affinché le Scuole siano luoghi sostenibili anche attraverso immediati per l’assunzione di personale docente e ATA che consenta la gestione di gruppi classe più contenuti, non oltre le 20 unità, in ambienti di apprendimento reali, fisici e non virtuali, in classi dotate di impianti di areazione e condizionamento della temperatura, in cortili dotati di alberi e aree verdi, in piazze antistanti gli istituti libere da automobili".

"Chiediamo che tutti e tutte le bambine che tutte le ragazze ed i ragazzi non soltanto tornino a Scuola al più presto in sicurezza vaccinando tutte e tutti gli e le insegnanti che lo richiedano (in un Paese democratico anche la vaccinazione non può essere un obbligo pur essendo un essenziale atto di civiltà e di responsabilità) ma che da subito possano avere quell’attenzione totale da parte delle istituzioni nazionali e locali che è indispensabile si impegnino in corresponsabilità affinché questo accada senza più rinvii considerato lo stato di grave emergenza psicologica che ha già colpito gli adolescenti. Chiediamo che il Paese metta al centro dei suoi affari i minori, senza alcuna distinzione di etnia, religione, provenienza, residenza, condizione economica e sociale. Diversamente chiediamo all’Europa di ritirare tutti i fondi destinati all’Italia. Se non sono per il futuro vero dei piccoli e dei giovani a noi non interessano".

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