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Immagine di repertorio

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Riparte la scuola in presenza anche a Bari: più della metà delle elementari in aula, prime medie in gran parte a casa

Il primo giorno in classe dopo il decreto Draghi. Gli insegnanti auspicano un ritorno irreversibile alla normalità: "Non si può andare avanti così. Abbiamo perso di fatto due anni di scuola"

Più alunni delle elementari in classe che a casa, tendenza inversa per le prime medie: è un bilancio sostanzialmente previsto quello riguardante la ripresa delle lezioni in presenza per le classi del primo ciclo scolastico e di quella d'avvio per la Secondaria in Puglia, in didattica digitale integrata dallo scorso 12 marzo dopo l'ennesima ordinanza della Regione , pochi giorni prima dell'introduzione della zona rossa, con l'obiettivo di limitare i contagi Covid saliti alle stelle.

La decisione del governo di ripristinare le lezioni in presenza anche nelle aree a maggior rischio, contenuta nell'ultimo decreto firmato dal premier Mario Draghi, è stata accettata e messa in pratica anche in Puglia, nonostante gli avvertimenti del governatore Michele Emiliano che ha sottolineato il diritto di scelta dei genitori in merito al mandare i figli o meno in classe. L'invito sembra sia stato accolto soprattutto dalle mamme e dai papà degli alunni della prima media, alle prese con una situazione sostanzialmente più facile da gestire. Diverso il discorso per i più piccoli, la cui maggior parte è tornata in aula.

I numeri sono tutto sommato simili nei vari quartieri di Bari: "Da noi - spiega a BariToday Patrizia Rossini, dirigente scolastica dell'Istituto Comprensivo Japigia 1 Verga - vi è stata una presenza differente in base ai plessi. Se per le prime medie della Verga abbiamo avuto 35 presenti su 370, all'elementare San Francesco vi sono stati due terzi di alunni in presenza e un terzo in ddi. Metà in aula, invece, per la Don Orione". Un dato in linea con le previsioni e che non ha colto di sorpresa la scuola: "Non ravvisiamo alcun problema - aggiunge - perché abbiamo messo in atto tutta le possibili modalità organizzative. In questo momento i contagi sono saliti e purtroppo interessano i bambini. Ciò porta ad avere un'attenzione e una preoccupazione diverse. Bisogna stringere i denti per 2-3 settimane, poi la situazione dovrebbe cambiare".

Spostandoci nel centro della città, l'andamento resta lo stesso: "Circa due terzi degli alunni di primaria - spiega il dirigente scolastico Giuseppe Capozza, che sovrintende le Elementari 'Piccinni' e 'Corridoni', nonchè le Medie 'San Nicola' - sono in presenza. Prevediamo però un aumento, nei prossimi giorni, della frequenza in classe. Da lunedì più famiglie dovrebbero mandare i figli a scuola. Vedremo cosa accadrà alla fine del del decreto", il 30 aprile, "ma è difficile gestire questa situazione. Non è complicata la dad in sè ma tutto questo non funziona quando abbiamo una parte della classe in aula e l'altra a casa, con bambini che si distraggono facilmente. Tutto ciò porta a difficoltà relazionali e dell'apprendimento".

Copione invariato, seppur con numeri inferiori per le presenze, anche all'Ic Mazzini-Modugno: "Per quanto riguarda il primo istituto (elementare, ndr) - spiega la dirigente Maria Dentamaro - abbiamo 202 alunni in aula su 530. La prima media della Modugno, invece, ha 109 presenti su 394 iscritti in sette classi. A questi bisogna aggiungere, ovviamente, i piccoli gruppi di alunni con bisogni educativi speciali (bes) e disabili che a rotazione frequentano la scuola".

La dirigente auspica un ritorno a una certa normalità il prima possibile: "Per noi non è stato difficile adattarci alla scuola a distanza, avendo già da anni lavorato in tal senso, ma questa situazione non va per niente bene. Le scuole devono essere aperte e bisogna ritornare in aula. Prendendo in considerazione le Medie, possiamo dire che le classi seconde e terze sono a casa da ottobre e tutto ciò non ha modificato assolutamente la situazione sanitaria, attualmente d'emergenza. Le scuole - sostiene - non sono focolai ma bisogna mettere in sicurezza tutto ciò che è attorno, facendo attenzione ai comportamenti dei singoli. Di fatto è come se avessimo perso due anni. C'è una forte emergenza educativa e avremo dei danni sull'apprendimento, sulla socializzazione di bambini e adolescenti che si faranno sentire nel prossimo futuro". 

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